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C'era una volta un castello incantato ... Academia Nr: 24 (September / settembre 2000)LINDA OSTI Chi non ha mai sognato di vivere in un castello incantato? Academia ha visitato le ville e i castelli ancora esistenti tra Verona e Venezia, per scoprire i segreti e le magie che ancora custodiscono. Castelli, dimore storiche e antiche ville: depositari della storia e della cultura dei popoli, questi edifici d'altri tempi attirano da sempre un pubblico romantico, innamorato di arte e tradizioni.
Oggi l'importanza del turismo culturale va ricercata anche e soprattutto nella crescente crisi che colpisce le ferie tradizionali: le vacanze si fanno sempre più brevi, mentre la varietà dell'offerta aumenta. Il turista più istruito, con una certa esperienza in fatto di viaggi, non si identifica nella massa e pretende servizi diversificati e di qualità, creando così una domanda sempre più segmentata: la ricchezza del patrimonio storico-culturale e l'offerta turistica che esso consente giocano dunque un ruolo importante nell'attrattiva di una destinazione. La WTO (Organizzazione Mondiale per il Turismo) ha stimato che, per il primo decennio del 2000, il turismo culturale aumenterà del 40%. Il turismo culturale deve inoltre essere visto sotto un'ottica più ampia, quella dello "heritage tourism", ossia il turismo di chi non vuole soltanto visitare, ma anche esser parte della cultura e delle tradizioni locali e condividere eventi e manifestazioni anche nell'ambito dell'agriturismo o enogastronomia. Il turista non si accontenta più di vedere ed imparare, ma vuole anche provare e partecipare. Ma se il turismo culturale è in aumento e si fa sempre più importante, gli "oggetti del desiderio" (castelli, dimore storiche e ville) sono a rischio: la responsabilità del mantenimento e della protezione dei monumenti storici ricade infatti principalmente sui loro proprietari. Possedere una dimora storica sarà sicuramente una cosa molto romantica, ma richiede un notevole investimento di tempo, energia e, non da ultimo, di denaro. Il principale problema nella manutenzione e nell'uso di dimore storiche va ricercato nel fatto che i bisogni e le esigenze dei proprietari sono cambiati drasticamente, soprattutto negli ultimi decenni. Un semplice esempio possono essere i costi di mano d'opera, un tempo parte marginale delle spese di manutenzione, oggi in grado di mettere in crisi anche il più volonteroso dei proprietari (Paolucci delle Roncole, 1999). Riscaldamento, pulizie e lavori di manutenzione ordinaria sono uno dei problemi principali di chi possiede o gestisce una dimora storica. Da studi condotti in Inghilterra (Hudson, 1999) emerge che i migliori custodi di una dimora storica sono proprio i privati: assicurano un ottimo lavoro di manutenzione, non solo per loro stessi, ma anche per il pubblico interessato, senza quasi ricorrere a finanziamenti pubblici. I proprietari privati conferiscono inoltre alla dimora una sorta di valore aggiunto, assente invece nelle dimore di proprietà pubblica. Il fatto che i proprietari abitino ed utilizzino ancora l'edificio storico attrae il visitatore che, aggirandosi tra stanze e corridoi, sente maggiormente l'atmosfera incantata dei monumenti e vede realizzati i sogni più romantici. Le dimore storiche gestite dal pubblico rimangono invece spesso fredde, prive di quel calore di cui le riempie chi ci vive giornalmente. Il valore aggiunto di queste dimore risiede inoltre nella combinazione di know-how, esperienza e abilità nell'amministrare legata all'emozione della vita: si tratta di un'esperienza che si potrebbe dire tramandata di generazione in generazione. Ogni dimora storica, ogni villa, ogni castello è unico: edificio, ubicazione, stato di conservazione e leggenda conferiscono a ognuno di questi monumenti un carattere individuale. La scelta di aprire al pubblico le ricchezze storiche e artistiche di un vecchio maniero spetta soltanto al proprietario, ma è il management della destinazione che deve saper inserire le caratteristiche dell'edificio in un'offerta turistica più ampia, in cui rientrino storia, cultura e arte della località.
L'analisi empirica
Nel corso dell'inverno 1999-2000, l'Accademia Europea Bolzano, assieme al Dipartimento di Economia Aziendale dell'Università di Innsbruck e all'Università di New Orleans in Louisiana, ha condotto uno studio sul tema "Dimore storiche fra tradizione ed opportunità economiche". Lo studio, basato su una ricerca empirica, ha coinvolto i proprietari di alcune delle più importanti Ville Venete in Italia e Plantation Home della Louisiana. Unite da una comune e originale similitudine di stile architettonico, le Ville Venete e le Plantation Home vengono presentate come esempio del management delle dimore storiche e come elemento di confronto tra due diversi stati: Italia e Louisiana. Riportiamo di seguito i risultati principali. Il 71% dei proprietari delle Ville Venete ha dichiarato di aprire la dimora, o parte di essa, al pubblico. Ricordiamo che gli intervistati sono soci dell'Associazione delle Ville Venete, e in quanto tali forse anche più propensi della media all'apertura della propria dimora. Di questo 71% solo il 21% apre l'intera dimora. Le parti visitabili sono soprattutto i giardini, il parco e le stanze principali. Il pubblico preferito è costituito da comitive o scolaresche, seguono nell'ordine il turista medio, i club privati e le società di film e TV. Facendo un confronto con le Plantation Home, possiamo dire che le Ville Venete sono aperte al pubblico in una percentuale maggiore, benché soltanto parzialmente e per un pubblico scelto, registrando di conseguenza meno visitatori (attorno alle centinaia). I proprietari delle Plantation Home, invece, sono meno propensi all'apertura al pubblico, ma quando lo fanno, aprono in una percentuale maggiore l'intera dimora, si rivolgono al pubblico in generale e registrano un maggior numero di visitatori (attorno alle migliaia). Le Ville Venete erano centri agrari, ma anche luoghi di villeggiatura: ancora oggi alcune di esse vengono utilizzate soltanto stagionalmente, anche a causa della difficoltà di rendere accogliente la casa nei periodi più freddi dell'anno. Non sempre è facile ristrutturare e installare il necessario, soprattutto se si devono seguire le norme imposte dalla legge. Il 74% delle Ville Venete si trova in buone condizioni, il 24% necessita di ristrutturazione e il 3% è in stato di abbandono; soltanto il 27% beneficia o ha beneficiato di contributi pubblici. Chi lo ha fatto, ha ricevuto fondi principalmente dallo Stato e in alcuni casi è arrivato a coprire sino al 30% delle spese. Per mantenere la Villa in buone condizioni, la maggior parte dei proprietari fa manutenzione continua, mentre solo il 5% ha dichiarato di non adottare alcuna misura. Le fonti di guadagno più importanti per le Ville Venete sono le mostre, i matrimoni, le manifestazioni, i concerti, i festival ecc.; anche per le Plantation Home le entrate principali derivano da visite guidate, manifestazioni, concerti, festival ecc. Alla domanda "per quale motivo conservate la dimora storica", i proprietari delle Ville hanno indicato innanzitutto la famiglia, poi la tradizione; molti hanno segnalato l'amore per l'arte e la cultura. I proprietari delle Plantation Home invece, oltre alla famiglia e alle tradizioni, hanno indicato anche i motivi finanziari. In percentuale maggiore che nelle Ville Venete, gli americani hanno infatti acquistato l'edificio dal 1970 in avanti, ragione per cui tendono a considerarla anche come un'opportunità finanziaria. Soltanto il 24% dei proprietari delle Ville Venete è disposto ad aprire la dimora al pubblico, il 65% solo a un pubblico scelto, mentre il 10% ha risposto negativamente. Il maggior timore nell'aprire la Villa è rappresentato innanzitutto dalla perdita di privacy, poi dai costi aggiunti. Il 59% dei proprietari delle Ville Venete coopera con gli uffici turistici della zona e il 94% è interessato a una cooperazione in futuro. Alla domanda "qual è il maggior problema nel gestire una dimora storica" la risposta è stata "mantenerla". Poiché le dimore necessitano di una pianificazione a lungo termine per assicurare la loro integrità strutturale e la manutenzione giornaliera, i proprietari privati devono poter contare su un aiuto, necessario anche per convincere le nuove generazioni ad accettare una dimora in eredità. Uno dei compiti della pubblica amministrazione è quello di assicurare uno sviluppo sostenibile del turismo, che dipende principalmente dalle risorse e dalle attrattive naturali e culturali offerte da una destinazione. Quindi, proteggere i beni naturali e culturali diviene condizione essenziale per uno sviluppo sostenibile. Un grande dibattito nel rendere le dimore storiche accessibili al pubblico riguarda il conflitto fra la necessità di aprire la dimora per poterla mantenere e la paura di perdere la propria privacy, un fattore che non va sottovalutato quando si considera la sostenibilità della cultura e delle tradizioni. Se la struttura rimane chiusa al pubblico, in essa viene mantenuta la gestione familiare tramandata di generazione in generazione, con la sua storia e il suo stile di vita. Il quesito diventa quindi etico: quali i costi e quali i benefici, per tutti gli stakeholders, nell'aprire la dimora storica? Sarà inoltre necessario creare una cultura di management tra i proprietari. Vivere in una Villa Veneta o in una Plantation Home non è sempre così lussuoso quanto possa sembrare. Un grande numero di dimore non generano alcun profitto e solo poche sono capaci di generare profitti sufficienti per il mantenimento. Da molti anni, ormai, i proprietari di dimore storiche importanti hanno aperto le loro proprietà al pubblico e, in alcuni casi, le conducono come piccole imprese. Alcune Ville e Plantation Home si trovano in aree periferiche di una destinazione turistica di grande attrazione: è quindi necessario unirne l'apertura ad altre forme di offerta quali ad esempio piccoli musei, corsi di pittura, ceramica e altre forme di artigianato, che possano aumentarne l'attrattiva e stimolare una valida alternativa ai soliti tour.
LINDA OSTI Accademia Europea di Bolzano Management del Turismo linda.osti@eurac.edu
Zwischen Ville Venete und amerikanischen Plantation homes
Wer hat als Kind nicht davon geträumt, in einem Schloss zu wohnen? Die Realität erwachsener Schlossbesitzer sieht oft weit weniger rosig aus. Die Erhaltung von historischen Bauten ist für deren Besitzer (häufig Private) sehr teuer. Als landschaftsprägendes und historisch bedeutendes Bauwerk ist deren Erhalt für die kulturelle Identität einer Region dennoch wichtig. Was Menschen veranlasst, einen Ansitz zu verwalten bzw. zu besitzen, und wie sie sich finanziell über Wasser halten, das zeigt eine Studie der Europäischen Akademie Bozen. Das Besondere an der Studie: sie vergleicht die „Ville Venete" von Verona bis Venedig mit den sog. Plantation homes in den US-amerikanischen Südstaaten. Die Studie ist in Zusammenarbeit mit der Uni Innsbruck und der Universität von New Orleans entstanden.
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