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Economia ed ambiente
Economia ed ambiente
di Giorgio Pasquali
La nuova frontiera tra modelli economici e politici ed innovazione scientifica
Universali sono i motivi di profondo turbamento che inducono a riflettere sui principi e valori fondamentali che devono regolare il rapporto tra uomo e natura, tra politica e territorio, tra ambiente ed economia. Il nostro pianeta si presenta alle soglie del terzo millennio gravato da problemi di grandi modificazioni e di forte degrado degli equilibri ecosistemici, in un quadro sociale di sempre più emergenti povertà e preoccupante conflittualità tra i popoli. L'economia mondiale presenta inoltre una sempre maggiore divaricazione tra crescita e sviluppo. La globalizzazione dei mercati e l'incessante innovazione tecnologica ed organizzativa alimentano una straordinaria potenza produttiva ma provocano un forte impoverimento sociale. Sul piano strettamente politico si pone allora l'esigenza di un nuovo patto tra società e mercato, tra democrazia e mercato, perché solo in questo modo la salvaguardia dell'ambiente entra come obiettivo vincolante. _ questa una premessa che tende a sottolineare come ogni valutazione e contributo di ordine scientifico deve partire dal forte impegno, espresso ad ogni livello, volto a stabilire un quadro nuovo e diverso dei modelli economici e quindi politici. Infatti i nuovi modelli di sviluppo per essere efficienti di fronte all'emergenza planetaria dovranno essere fondati, secondo i principi dell'etica della responsabilità, su valori universali, tra loro coerenti e coagenti nel rispetto dei diritti (individuali e collettivi) dell'uomo e delle leggi della natura. Si tratta però di operare in un quadro di regole integrate capaci di fornire criteri ordinatori unificati, verso una progressiva riconciliazione tra i sistemi (uomo-natura-ambiente) ed i sistemi (scienze-tecnologie-politiche). La centralità del rapporto ambiente economia è oggi universalmente riconosciuta come nuova acquisizione culturale di fronte ad una emergenza non più negabile, pur senza cedere alla retorica catastrofista. Il rapporto uomo-ambiente è il riferimento obbligato per il governo dei processi di sviluppo economico, sociale e relazionale. Tutto ciò premesso, sul piano più propriamente scientifico, si deve inevitabilmente tendere a risolvere i problemi verso un sistema di politiche integrate. Che si tratti di piani di tutela ovvero di progetti trasformativi, che si tratti di programmi insediativi ovvero di iniziative economiche: in ogni caso tutte le scelte politiche operative non possono essere il prodotto di decisioni casuali, separate le une dalle altre e quindi di necessità contraddittorie, alla fine inefficaci ed inefficienti. Occorre insomma che ad ogni livello di governo le scelte che incidono sul territorio vengano definite e verificate nella loro coerenza complessiva e nei loro effetti, dimostrate nella loro necessità, rese trasparenti nel procedimento della loro formazione e della loro attuazione. Ciò è possibile solo attraverso un sistema organico di governo fondato su politiche integrate e su pratiche di pianificazione coordinata, fortemente sostenuta da contributi scientifici e tecnici di alto profilo culturale. Ma le politiche integrate necessitano anche di ricerche integrate. Il nodo teorico fondamentale nel dibattito più avanzato sulle problematiche ambientali consiste nei tentativi di definire scientificamente la complessità dei rapporti tra le politiche di salvaguardia ambientale e le politiche di sviluppo economico. I modelli classici delle due politiche appaiono fortemente conflittuali tra di loro, facendo profilare un terreno di scontro antagonistico segnato, perfino a livello concettuale, da una serie di antinomie. Ma in realtà gli economisti responsabili e gli ecologisti seri si devono porre il problema di conciliare economia ed ecologia e tutti parlano di necessaria compatibilità ecologica dello sviluppo economico. Sotto il profilo scientifico le correnti di pensiero più avanzate si pongono la questione epocale della sostenibilità dello sviluppo. Deve esistere allora un'area di frontiera avanzata in cui le scienze economiche e le scienze ambientali devono confrontarsi ed interagire. Ciò avviene di solito attraverso incontri tra istituti e scienziati per disciplina specializzati in campi diversi che confrontano però solo ex-post il pensiero economico con il pensiero ecologico, fino a quel momento autonomamente elaborati quasi sempre in ambiti monodisciplinari. E' necessario invece che all'interno di istituti o di una rete di ricerca, l'elaborazione scientifica (sia teorica che applicata) sia istituzionalmente interdisciplinare. Si tratta allora di pensare ad istituzioni scientifiche e ad ambiti di ricerca di tipo interdisciplinare in cui le scienze ecologico-ambientali e le scienze economiche (ed altre discipline convergenti: scienze sociali, scienze territoriali, ecc.) possano concorrere costitutivamente alla formazione-applicazione di un pensiero scientifico integrato sulle problematiche delle frontiera eco-economica. Esemplificando il discorso e volendolo limitare ad un più ridotto campo di indagine, si può ben affermare che una ipotesi di ricerca interdisciplinare trova una campo di indagine rigorosamente individuato: il territorio che è il luogo in cui ambiente ed economia interagiscono realmente sempre ed ovunque. Schematicamente, le condizioni per un approccio interdisciplinare integrato, potrebbero essere così definite:
- unicità del campo di indagine
- unicità dell'oggetto di ricerca
- molteplicità degli ambiti tematici e problematici
- multi-disciplinarietà del team dei ricercatori
- unitarietà delle procedure scientifiche
- unitarietà del programma
- contestualità e finalizzazione unitaria dei contributi monodisciplinari
- sistematicità di comparazione dei risultati mono-disciplinari
- multi-disciplinarietà del rapporto finale unitario.
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