MANUELA ZAPPE: DAS ETHNISCHE ZUSAMMENLEBEN IN SÜDTIROL Frankfurt u.a., Peter Lang, 1996
di Francesca Nardin
Gli studiosi della situazione plurietnica altoatesina troveranno di sicuro interesse la lettura del libro di recente pubblicazione "Das ethnische Zusammenleben in Südtirol", frutto di una tesi di dottorato della tedesca Manuela Zappe. Il lavoro, che si basa sui risultati di una ricerca empirica, offre interessanti spunti di riflessione non solo in tema di rapporti interetnici e convivenza in generale, bensì anche e soprattutto in riferimento alla complessa situazione plurietnica locale.
Nelle prime pagine del libro l'autrice indica l'obiettivo della sua ricerca nell'analisi dello sviluppo degli atteggiamenti etnico-linguistici e socioculturali dei tre gruppi linguistici in Alto Adige. Questo scopo viene perseguito dall'autrice sia fornendo un quadro storico e socio-culturale della situazione altoatesina, sia analizzando i risultati di due rilevazioni empiriche di tipo qualitativo da lei stessa realizzate nella realtà locale. La prima, condotta nel 1990, ha visto il coinvolgimento di 15 personalità di spicco della politica, della cultura e dell'economia altoatesina, appartenenti ai tre diversi gruppi linguistici, le cui interviste avevano in primo luogo lo scopo di individuare il concetto di cultura nei "discorsi altoatesini". La seconda rilevazione, svolta nel 1993, si basa sullo stesso disegno di ricerca della prima, con l'aumento però non solo del numero degli intervistati (31 per l'esattezza, di cui solo 5 già intervistati nel 1990), bensì anche dello spettro dei temi affrontati nelle interviste, nelle quali è stata presa in considerazione anche l'eventuale influenza della situazione politica italiana ed europea nonché della guerra nella ex-Jugoslavia sul contenuto dei "discorsi etnici" che dominano l'opinione pubblica locale. Nel concetto di "discorsi etnici" l'autrice fa rientrare atteggiamenti, opinioni, interpretazioni e "slogan" in relazione ai gruppi etnici, all'identità etnico-linguistica, alla convivenza, alla situazione sociolinguistica e socioculturale altoatesina.
Al capitolo che introduce il lavoro segue una panoramica ed una lettura critica della ricerca scientifica intorno ai temi dell'etnicità e delle appartenenze etnico-linguistiche, con una chiara critica delle posizioni (a partire da Herder nel XVIII secolo fino al contemporaneo Guy Héraud) che utilizzano concezioni primordialiste di identità etnica, intesa quale attributo "innato" di ogni individuo capace di dotare i membri del gruppo di senso di appartenenza. L'autrice descrive quindi, in retrospettiva storica, la "questione" altoatesina dalla prima guerra mondiale ai giorni nostri per soffermarsi poi sull'odierna situazione politica e socio-culturale, rispetto alla quale vengono illustrati risultati di altre indagini svolte (in particolare l'indagine demoscopica ASTAT del 1991). L'ultima parte del lavoro è infine dedicata all'analisi dei risultati della ricerca empirica, che vengono messi in luce riportando lunghi spezzoni delle interviste condotte dall'autrice, durante le quali sono stati affrontati i seguenti temi: identità etnica e convivenza, lingua, valore di simboli etnici (concetto di "Heimat", Monumento alla Vittoria, toponomastica), situazione italiana in rapporto a quella altoatesina, creazione di una Regione Europea del Tirolo, guerra nella ex-Jugoslavia. Le interviste, secondo una scelta condivisibile dell'autrice, rimangono anonime per il lettore.
Benché il contenuto delle interviste presenti un ampio spettro di opinioni relative al tema dell'identità etnica e della convivenza tra i gruppi, l'autrice giunge alla conclusione che il pensare e l'esprimersi in categorie etnico-linguistiche siano profondamente radicati in tutte le argomentazioni riportate, indipendentemente dal gruppo linguistico dell'intervistato. Nonostante la quotidianità degli scambi linguistici e culturali non esiste un concetto di identità comunemente accettato da tutti i gruppi perché predomina la convinzione che solo una chiara autodefinizione come "italiano", "tedesco" o "ladino" permetta al singolo di orientarsi con successo nella società. Il fatto che proprio questa convinzione, ancorata a livello giuridico-istituzionale attraverso l'elemento linguistico quale principale criterio di differenziazione tra i gruppi, possa porsi in conflitto con la realtà plurietnica e plurilinguistica del territorio, non viene facilmente tematizzato dagli intervistati. La chiusura del "Pacchetto" e l'avvenuta garanzia, a livello giuridico-istituzionale, dell'autonomia altoatesina, non costituiscono, secondo l'autrice, un fondamento sicuro per una convivenza pacifica: saranno anzitutto la situazione economica della Provincia di Bolzano ed i bisogni dei cittadini di conoscenza delle lingue che decideranno realmente l'evolversi della futura convivenza tra i gruppi; i "discorsi etnici" invece, per opportunità ma anche per paura dell'ignoto (inteso come il "non categorizzato"), rimarranno probabilmente a lungo ancorati alle vecchie posizioni di contrapposizione piuttosto che di incontro.
Il profilo degli intervistati, tutti personaggi di spicco del mondo culturale, politico, religioso ed economico altoatesino, pone delle perplessità rispetto al titolo del libro, che non corrisponde esattamente all'oggetto della rilevazione. L'autrice infatti non analizza nella sua opera né la convivenza interetnica in Alto Adige di per sé, né gli atteggiamenti dei gruppi linguistici riguardo ai rapporti interetnici. Ad essere presi in considerazione sono infatti gli atteggiamenti di alcuni personaggi dell' élite altoatesina, che, come sottolinea la stessa Zappe, in forza della loro posizione sociale, possono fortemente determinare i contenuti dei rapporti interetnici e contribuire in maniera determinante alla formazione dell'opinione pubblica. Nel libro manca a questo proposito una maggiore e più chiara separazione del piano dei "discorsi etnici", quali emergono dai contenuti delle interviste, da quello della realtà sociale dei rapporti interetnici (non coincidente con quella dei discorsi fatti sui rapporti etnici). La possibile discrepanza tra questi diversi piani viene presa in considerazione solo marginalmente. In questo contesto sarebbe stata interessante un'analisi più approfondita, supportata dalla ricerca teorica in questo settore, del ruolo che le élite culturali, sviluppando e determinando i contenuti dei "discorsi etnici", rivestono nella costruzione dell'identità culturale. Troppo spesso nel libro le affermazioni degli intervistati vengono considerate come affermazioni individuali o viste solo nel quadro del gruppo linguistico di appartenenza, senza mettere maggiormente in evidenza la connessione tra i contenuti delle interviste ed il ruolo sociale degli intervistati, che poteva acquistare maggior rilievo pur nella permanenza del carattere anonimo delle interviste.
L'approccio scelto dall'autrice, mettendo in evidenza i diversi aspetti che caratterizzano i "discorsi etnici" (sociologici, linguistici, etnologici, politici), ha sicuramente il vantaggio di offrire un quadro globale della situazione. Ciò avviene però a scapito di una chiara prospettiva disciplinare che, soprattutto dal punto di vista teorico, avrebbe potuto meglio supportare le tesi dell'autrice. Il soffermarsi, anche criticamente, sulla ricerca relativa all'etnicità porta in realtà ad un approfondimento e quindi ad un taglio del lavoro soprattutto di tipo etno-sociologico. Ma alla critica rivolta all'approccio primordialista ed etno-nazionalista l'autrice non contrappone una chiave di lettura alternativa che si fondi su una differente corrente di ricerca in tema di etnicità. Trattandosi di un lavoro scientifico sarebbe sicuramente stato utile esplicitare maggiormente il quadro teorico di riferimento, precisando già nella parte iniziale del lavoro le tesi che si volevano poi verificare attraverso l'indagine empirica, e fornendo quindi maggiore spessore alle posizioni dell'autrice rispetto ai risultati finali dell'indagine. La lettura di questo libro risulta comunque di grande utilità in quanto mostra in tutta chiarezza, con l'utilizzo di un linguaggio molto diretto ed accessibile anche ai "non addetti ai lavori", quelli che sono i punti salienti della confrontazione tra i blocchi etnici in Alto Adige. Viene messa in chiara luce l'importanza di simboli, di espressioni ed immagini nonché di un concetto "tripartito" di identità necessario per strumentalizzare il dicorso etnico, mantenere saldi i confini e soddisfare gli interessi economici e di potere dei gruppi. Una lettura quindi consigliabile a tutti coloro che vogliono approfondire tali aspetti ed in particolare, facendo un passo ulteriore, analizzare il modo in cui i "discorsi etnici" da atteggiamenti, opinioni e "slogan" si trasformano in meccanismi istituzionali di regolamentazione di appartenenze ed esclusioni.
Für Wissenschaftler oder sonstige, an der pluriethnischen Südtiroler Realität Interessierte, bietet das kürzlich erschienene Buch "Das ethnische Zusammenleben in Südtirol", Dissertationsarbeit der Berlinerin Manuela Zappe, vielfältige Anregungen. Im Rahmen einer in Südtirol durchgeführten empirischen Studie hat die Autorin Persönlichkeiten des politischen, kulturellen, ökonomischen und religiösen Lebens aller drei Sprachgruppen zu ethnischen Einstellungen und Meinungen befragt (u.a. zur kulturellen Identität, zum Wert ethnischer Symbole, zur Bildung einer Europaregion und zum Krieg im ehemaligen Jugoslawien). Dadurch konnte sie interessante Einblicke in die "ethnischen Diskurse" gewinnen, d.h. in die Einstellungen, Bilder, Symbole und "Parolen", welche das Meinungsbild der Südtiroler Gesellschaft zu sprachpolitischen, sprachsoziologischen und soziokulturellen Themen prägen.