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La riforma dell'esame di bi- e trilinguismo in Alto Adige

di Stefania Cavagnoli

L'esame di bi- e trilinguismo è stato istituito in Alto Adige nel 1961 per le amministrazioni statali: dal 1976, in attuazione del secondo statuto di autonomia, è divenuto obbligatorio per tutto il settore del pubblico impiego, diventando così un passo importante nella vita pubblica di ogni altoatesino. Ora la giunta provinciale ha varato un progetto di riforma per questo esame, affidando il coordinamento scientifico all'Accademia Europea.

Critica dello stato attuale dell'esame

L'esame ha già una lunga storia: esso, secondo il decreto del Presidente della Repubblica 752/76, deve accertare la conoscenza della lingua italiana e tedesca "adeguata alle esigenze del buon andamento del servizio"(art.1) e quindi non può venir rapportato ad altri esami di accertamento delle conoscenze linguistiche avulsi dal contesto altoatesino. La storia dell'esame è stata ed è tuttora molto criticata, anche perché spesso vengono fraintesi gli scopi e gli obiettivi di esso. Che la modalità dell'esame finora in atto, suddiviso in quattro livelli corrispondenti alle cosiddette "carriere"(art.5 del dPR) e composto, per i tre livelli superiori (dalla scuola media alla laurea), di una parte scritta e una orale, mentre per il livello inferiore è limitato ad una parte orale, debba essere riformata, è parere comune. Che il margine di movimento per una cosiddetta riforma sia però giuridicamente circoscritto è altrettanto chiaro: una delle critiche più sentite è sicuramente quella dell'inopportunità di testare e valutare una competenza, che dovrebbe poi esternarsi nell'ambito lavorativo come comunicativa, con una prova di traduzione, spesso avulsa dal contesto lavorativo (e del resto, se si guarda il numero altissimo dei partecipanti all'esame si capisce che è impossibile trovare un ambito comune di interesse o di azione), competenza che del resto è considerata aggiuntiva rispetto alle quattro canoniche (ascoltare, leggere, parlare, scrivere) con cui si considera la lingua e il suo apprendimento. I vincoli giuridici posti ad una eventuale modifica di questo aspetto sono quelli dell'art. 5 del dPR, secondo il quale "Le prove scritte consistono in traduzioni scritte di testi originali di difficoltà equivalente delle due lingue nell'altra lingua".

La riforma

I problemi di questa inadeguatezza, non legata chiaramente solo alla modalità della traduzione, ma per esempio anche alla mole di candidati che si presenta annualmente alle tre sessioni (fino a 15.000 all'anno), ha creato forti pressioni in molti ambienti per una riforma dell'esame ed un miglioramento delle condizioni per il pubblico che vi si sottopone. Anche in seguito ad esse, la giunta provinciale, in accordo con il commissariato del governo, ha varato un progetto di riforma per l'esame di bilinguismo, affidando il coordinamento scientifico all'Accademia Europea. Essa, in collaborazione con altre istituzioni scientifiche, ha elaborato un progetto, nel quale si parte dall'analisi della reale situazione di disagio con proposte di modifiche che hanno come scopo primario quello di rendere l'esame più affrontabile da parte dei candidati e allo stesso tempo di dare ai commissari degli strumenti validi per il giudizio delle competenze, diminuendo così notevolemente il numero dei candidati che non superano le prove e che si ripresentano all'esame ad ogni sessione. Le conseguenze di ciò potrebbero essere anche la velocizzazione delle prove, la possibilità di ripetere l'esame orale senza dover rifare la parte scritta, la possibilità di sostenere l'esame in più periodi dell'anno e non solo nelle tre sessioni previste attualmente, facilitando così l'accesso ai concorsi pubblici.

Criteri principali della riforma

Infatti, le difficoltà principali di realizzazione dell'esame che a tutt'oggi pesano sia sui candidati che sui commissari, e di conseguenza sulla grande macchina organizzativa, sostenuta dai segretari delle commissioni, possono essere elencate in questo modo:

  • insufficienza di criteri della finalità dell'esame e sulla sua valutazione
  • disomogeneità della formazione dei candidati, dell'età, della professione
  • disomogeneità dei commissari (formazione, attività, concezioni sulla valutazione dei candidati)
  • elevato numero di candidati


In base a questa situazione, le finalità che il progetto si pone sono le seguenti:

  • validità: i contenuti e le modalità dell'esame dovrebbero essere tali da garantire di valutare le effettive conoscenze linguistiche dei candidati e da consentire una valutazione obiettiva da parte degli esaminatori, in una situazione in cui il tempo a disposizione gioca un ruolo determinante. Solo la definizione di criteri di valutazione e di metodi di esaminazione solidi può permettere una tale praticabilità.
  • obiettività: è necessario definire a priori i contenuti, i metodi e i criteri di valutazione per poter consentire un confronto obiettivo fra le qualifiche dei candidati e i metodi di valutazione degli esaminatori.
  • praticabilità: l'esame dovrebbe svolgersi nell'ambito di una giornata, senza superare determinati limiti di tempo, modificando quindi l'approccio attuale che vede lo svolgimento dello scritto almeno due mesi prima di quello orale.


Il progetto di riforma dovrà quindi elaborare, almeno in una prima fase, alcuni punti che sembrano indispensabili per rispondere alle finalità sopra elencate:

  • stabilire quali finalità concrete dovrà avere l'esame e quali saranno i criteri di valutazione delle prove;
  • elaborare delle direttive di massima sul metodo e sul contenuto dell'esame orale;
  • predisporre una raccolta di testi per la prova scritta;
  • predisporre una raccolta di termini in forma di inventario sistematico;
  • preparare un vademecum che permetta al pubblico una maggior informazione prima di affrontare l'esame, finalizzata ad una migliore preparazione e soprattutto ad un approccio privo di problemi creati dalla non conoscenza della situazione di esame.


In una seconda fase, si può pensare ad ulteriori passi, altrettanto importanti, come per esempio:

  • formazione di base e aggiornamento per gli esaminatori;
  • presentazione all'opinione pubblica;
  • continua revisione del materiale (testi, raccolta dei termini).
  • Scadenze


Il progetto di riforma dell'esame di bilinguismo, secondo quanto è stato presentato alla Giunta provinciale, sarà svolto nel lasso di un anno, anche per permettere una realizzazione veloce dei propositi e riuscire a modificare in tempi brevi un esame che ormai, a detta di esperti e non esperti, non corrisponde alle esigenze per cui era stato istituito. Esso rappresenta inoltre una sfida, per un'istituzione scientifica come l'Accademia, che ha in questo modo la possibilità di applicare le sue ricerche in ambito sociolinguistico ad una situazione concreta, quella altoatesina, in cui si trova ad operare. La collaborazione con altre istituzioni scientifiche, poi, serve da impulso per una maggiore crescita e allo stesso tempo per un confronto costruttivo.

Dr. phil. Stefania Cavagnoli, ricercatrice nell'area scientifica "Lingua e diritto"

Abstract :
Die Reform der Zweisprachigkeitsprüfung

Seit 1976 müssen Angestellte für die Einstellung in den öffentlichen Dienst eine Zweisprachigkeitsprüfung absolvieren. Nachdem wiederholt Kritik am bisherigen Prüfungsablauf (keine einheitlichen Bewertungskriterien, realitätsfremde Prüfungstexte usw.) geübt wurde, hat die Landesregierung die Europäische Akademie mit der wissenschaftlichen Ausarbeitung einer Prüfungsreform beauftragt. Ziel des Projektes ist es, eine Prüfungsform zu finden, die sowohl praktikabel ist, als auch die notwendige Objektivität gewährleistet. Wichtige Vorraussetzung hierfür ist die Festlegung der Ziele, Anforderungen und Bewertungsmaßstäbe und eine dementsprechende Vorbereitung der Prüfer ebenso wie der Prüflinge auf diese Prüfung.


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