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Giornalismo contro industria dei media: una partita persa 
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Se per integrità deontologica un giornalista dovrebbe attenersi alla ricostruzione fedele dei fatti per riportare una notizia, la realtà dimostra che su questa regola etica prevale una consuetudine ben diversa.
Le pressioni della politica e del mercato, leggi soprattutto quote pubblicitarie,  influenzano drasticamente la libertà di espressione. La maggiore flessibilità delle frontiere, la democratizzazione dei paesi dell'Est e la loro relativa apertura ai liberi mercati, nonché l'avvento di nuove tecnologie mediatiche, se da un lato favoriscono, almeno sulla carta, una più rapida e efficace trasmissione dell'informazione, possono di fatto comportare la creazione di pericolose concentrazioni di potere.
Così l'editore privato Saso Ordanoski ricorda come in Macedonia una società tedesca stia a poco a poco assumendo il controllo di tutti i media a discapito del pluralismo. E Wolfgang Vyslozil, a capo della austriaca APA, si rammarica del fatto che nei paesi dell'ex-blocco sovietico non riescano a sorgere agenzia di stampa indipendenti perché l'investimento non sarebbe sufficientemente conveniente, lasciando libero campo alle grandi agenzie controllate dallo stato. Ma la minaccia delle grandi concentrazioni mediatiche antidemocratiche non é certo prerogativa dell'Europa balcanica e orientale.

L'intervento di Günther Rautz, segretario generale di MIDAS e coordinatore dell'area Minoranze e autonomie dell'EURAC, ha voluto porre l'accento proprio sulla vastità preoccupante dei fenomeni di violazione del diritto di espressione.  "Prendendo a riferimento gli articoli della Costituzione europea che definiscono i diritti fondamentali dei cittadini comunitari- soprattutto l'articolo 6 e 7- si potrebbe affermare che addirittura quattro quinti degli stati membri della Ue non rispettano questo principio" ha denunciato Günther Rautz. Il caso dell'Italia e del monopolio berlusconiano e le accuse rivolte al governo spagnolo di aver censurato la stampa in occasione dell'attentato dell'11 marzo 2004, sono solo esempi eclatanti di come l'Europa intera debba far fronte comune di fronte a seri problemi di violazione della libertà dei media. Violazioni di fronte alle quali l'Unione europea potrebbe reagire, più che con misure di controllo e di punizione, con strumenti atti a riaffermare i valori del "giornalismo" rispetto a quelli dell'"industria dei media": pluralismo, formazione altamente qualificata, costante verifica e confronto delle informazioni.

segue: Stato garante di libertà o stato censore?

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