Stato garante di libertà oppure stato censore?
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Stato garante di libertà oppure stato censore?
Il ruolo dello stato in materia di informazione è da considerarsi con la massima cautela, poiché il confine tra interessamento doveroso e ingerenza censoria è terribilmente labile.
Da un lato l'esistenza di un servizio di informazione pubblica è indispensabile per garantire una comunicazione ad ampio raggio che rappresenti un'intera nazione, comprese le sue minoranze. Dove per minoranze si intendono comunità linguistiche minoritarie e regionali, ma anche spettatori i cui gusti differiscono da quelli della maggioranza che fa alzare le quote di vendita degli spazi pubblicitari. "L'indipendenza dal mercato dell'advertisement consente infatti di rafforzare, conservare e proteggere ogni singola identità che si riconosce in un mezzo di comunicazione pubblico", così la direttrice generale di ORF, Monika Lindner. Il suo modello dichiarato è la BBC, che, alimentandosi per oltre l'80% di finanziamenti pubblici, può dedicarsi senza preoccupazioni economiche al suo triplice comandamento: intrattenere, educare e informare. Un modello positivo e incoraggiante che potrebbe costituire un riferimento importante anche nell'Europa centro-orientale. Eppure non sempre e non tutti riconoscono nello stato il valore aggiunto che tutela l'indipendenza dei media, tutt'altro. Quando l'engagement per un sistema d'informazione affidabile scivola verso l'influenza sui contenuti, la presenza dello stato diventa ingombrante e pericolosa. Il già menzionato Wolfgang Vylozil, dell'agenzia APA, ha sottolineato come le agenzie di stampa a controllo statale finiscano col diventare veri e propri uffici stampa governativi. Considerando che almeno il 50% delle notizie pubblicate in un giornale provengono da agenzie e che nel caso di radio e televisione la percentuale può crescere fino al 90% è conseguente immaginare la qualità delle informazioni trasmesse. Anche in questo caso si osserva una costante: il limite della censura statale sulle agenzie di stampa è trasversale rispetto ai confini geografici. Se è vero che i casi più numerosi si concentrano a Est di Vienna, anche in Francia, Spagna, Grecia e Portogallo esistono centrali d'informazione possedute dallo stato. Dunque tanto è da fare in una nuova Europa dove nessuno intende porre limiti al libero mercato dell'informazione, anzi per molti versi lo incoraggia, ma dove tutti ricordano la necessità di avere norme che tutelino la totale libertá.(vb)
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