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Dossier: Il lupo in Alto Adige

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Settembre 2017
 
Dopo oltre un secolo di assenza, da qualche anno i lupi sono tornati a disseminare tracce della loro presenza in Alto Adige. Si contano sulle dita di una mano. Anzi, non si contano proprio: poiché si avvistano saltuariamente e non sono stanziali, ancora non esiste un censimento ufficiale. Eppure, la loro presenza solleva molte preoccupazioni e per prepararsi non è mai presto. Con questo dossier facciamo il punto della situazione su:
  • dati disponibili
  • quadro legislativo
  • ​linee politiche a livello europeo e locale.
Inoltre, cerchiamo di ragionare su quali potrebbero essere le conseguenze nel caso in cui l’amministrazione locale decidesse di 1) dare il via libera ad abbattimenti mirati, 2) non fare nulla, 3) investire in misure di difesa degli animali domestici come recinti elettrificati o campagne di sterilizzazione. 

Autore di questo dossier è Filippo Favilli​, geografo fisico esperto di management della fauna selvatica, ricercatore dell’Istituto per lo sviluppo regionale.​

Naviga: 

  1. Intro 
  2. Quanti lupi ci sono in Alto Adige?
  3. Da dove arrivano i lupi che si avvistano in Alto Adige?
  4. Cosa ha favorito il ripopolamento dei lupi?
  5. Il lupo è aggressivo?
  6. Perché il lupo fa tanta paura?
  7. Quale cornice legislativa regola la gestione dei lupi?​
  8. Cosa succede negli altri paesi? È possibile convivere con i lupi?
  9. Come si muove l'Unione europea?
  10. Qual è la posizione della politica locale?
  11. Quali alternative di convivenza si prospettano in Alto Adige?
  12. Conclusione​

Scarica il pdf del dossier


Intro

I lupi hanno sempre popolato le aree montane di tutta Europa, compresi gli Appennini e le Alpi. Nel XIX e XX secolo hanno rischiato l’estinzione: negli anni settanta del secolo scorso gli esemplari rimasti in Italia erano meno di 100. Oggi, il numero di lupi sta crescendo. I dati ufficiali del Ministero dell’ambiente e dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) indicano, per l’Italia, una popolazione che oscilla intorno ai 1500-2000 esemplari, vale a dire il 17-18 per cento del totale dei lupi che vivono nell’Unione europea.
Ricerche recenti stimano che, in caso di spostamenti sul territorio e di riproduzione regolare, la popolazione potrebbe crescere ogni anno del 20-30 per cento.
Non esistono registri su quanti lupi muoiano ogni anno per causa umana (bracconaggio, incidenti stradali, ecc.). Tuttavia, gli esperti concordano su una stima di larga massima compresa tra il 15 e il 20 per cento del totale. Il bracconaggio rappresenta probabilmente la principale causa di mortalità del lupo in Italia. ​

Quanti lupi ci sono in Alto Adige?

L'Alto Adige segue il trend nazionale. Per oltre un secolo, è stato privo di lupi stanziali: l'ultimo esemplare era stato abbattuto nel 1896 in val di Funes. La presenza storica del lupo in Alto Adige è però testimoniata, oltre che da fonti bibliografiche, da toponimi quali, "Col dal Lupo" (Wolfbüchel), "Lupara di sopra" (Oberwolfgrube), "Maso del Lupo" (Wolfenhof) e tanti altri. 


"In Alto Adige ancora non ci sono lupi stanziali."​


Da qualche anno, i lupi sono tornati. Nel 2017, all'inizio di febbraio, in val Badia una foto trappola ha immortalato due esemplari. Altre tracce sono state rilevate a Dobbiaco. L'Ufficio caccia e pesca della Provincia autonoma di Bolzano registra queste segnalazioni nel suo rapporto annuale sulla fauna selvatica, ma al momento non è possibile, data la sporadica presenza, avere una stima del numero di lupi in Alto Adige. Si tratterebbe di individui di passaggio.

Abbiamo invece dati per il vicino Trentino. Lì la Provincia svolge un monitoraggio mirato, che include anche analisi genetiche, dal 2010. Ogni anno viene pubblicato un rapporto dettagliato: nel 2016 si contavano in tutto circa 15 esemplari.

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Da dove arrivano i lupi che si avvistano in Alto Adige?

Da sud (Trentino e Veneto) e da est (Slovenia). Dovrebbero essere più legati alla specie europea Canis lupus, diffusa sulle Alpi orientali, ma nessuna analisi genetica di popolazione è stata fatta sugli esemplari avvistati in provincia di Bolzano.

Dalla Calabria alle Alpi Occidentali, con tendenza a spostarsi verso le Alpi Centrali e Orientali, è invece diffusa la sottospecie Canis lupus italicus.

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Cosa ha favorito il ripopolamento dei lupi?

I lupi hanno ritrovato da soli la propria strada. Nessun intervento umano si è reso necessario come invece fatto con l'orso bruno.

  • Le principali ragioni che hanno favorito e favoriscono la ricolonizzazione del territorio:
  • Una quota tra il 7 e il 20 per cento della popolazione lupina non vive in branco e non occupa un territorio stabile. Questi lupi cercano nuovi territori per vivere, allontanandosi per questo fino a 500 km dalla loro zona di origine.
  • I lupi si adattano facilmente alle diverse condizioni ambientali. Il lupo è un cacciatore e un carnivoro puro con un fabbisogno di circa due chilogrammi di cibo al giorno. Predilige gli animali selvatici, cervi, caprioli, camosci, mufloni e cinghiali. In caso di necessità si adatta al cibo disponibile, tra cui il bestiame domestico di media taglia, pecore e capre, soprattutto se non opportunamente custodito.
  • I lupi hanno approfittato, così come i cinghiali e i cervi, dello spopolamento delle aree rurali iniziato dopo la seconda guerra mondiale e tutt'ora in corso.
  • Nel 1971 e nel 1976, tramite decreti ministeriali, i lupi italiani sono stati rimossi dalla lista delle "specie nocive". 

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Il lupo è aggressivo?

No, al contrario il lupo è un animale dal carattere schivo, sostanzialmente innocuo per l'uomo. Non risulta alcuna aggressione a umani in Italia negli ultimi 150 anni.
Tuttavia, il ritorno spontaneo dei lupi e le sue necessità ecologiche, combinate alla perdita di abitudine alla convivenza con questo animale da parte dell'uomo, ha generato conflitti con alcune attività economiche di montagna, specialmente agricoltura, pastorizia e allevamento.

"Meno del 5 per cento delle domande di rimborso danni
alla Provincia riguarda danni causati dai lupi.​"


In Alto Adige, nel 2016 sono state presentate 225 domande di risarcimento per danni provocati dalla fauna selvatica: danneggiamenti, incidenti stradali, predazioni. L'importo stimato dei danni totale si aggira sui 67mila euro. Solo 11 domande, nemmeno il 5 per cento, hanno riguardato i grandi predatori (orso e lupo). In totale, nel 2016 i danni provocati dal lupo sono stati quantificati in poco meno di 3000 euro, a rimborso di 17 pecore e 1 capra uccise.


"Gli ibridi cane-lupo sono potenzialmente molto più dannosi."​


A livello nazionale non è possibile fare una stima dell'importo dei danni causati dal lupo. Non tutte le regioni infatti prevedono la registrazione e il monitoraggio dell'entità e della natura degli incidenti e dei relativi costi di compensazione. Inoltre, non sempre vengono eseguite procedure di accertamento dei danni in grado di distinguere tra quelli causati dal lupo rispetto a quelli causati dai cani. Il progetto europeo IbriWolf parla di circa 700.000 cani randagi presenti in Italia, a fronte di circa 2000 lupi. A causa di questi numeri, il Canis lupus rischia di perdere la sua identità genetica, di estinguersi come specie autonoma, diluendosi nella massa dei cani vaganti. Ma il rischio non è solo la perdita della biodiversità. Gli ibridi cane-lupo mostrano una maggiore confidenza con gli umani e le loro attività, diventando potenzialmente molto dannosi e pericolosi. L'ibridazione cane-lupo è un fenomeno di cui si parla poco, ma che costituisce un grave pericolo per la convivenza di questi predatori con l'uomo.

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Perché il lupo fa tanta paura?

I danni provocati dal lupo, benché inferiori per numero ed entità rispetto a quelli di altri animali, tendono a concentrarsi localmente e ad aumentare rapidamente in assenza di efficaci misure di prevenzione. In alcuni casi le perdite sono insostenibili per i singoli allevatori o per le comunità locali.

Inoltre, il lupo, portando con sé anche un notevole effetto emozionale, ha risvegliato negli esseri umani paure ataviche solo apparentemente superate. Basti pensare alle favole. Negli ultimi anni, la stampa ha spesso cavalcato con sensazionalismo queste paure. Molti quotidiani locali e nazionali utilizzano frequentemente la parola "minaccia" o "attacco" riferendosi al lupo:

  • "Quando il lupo diventa una minaccia" (Le Iene, trasmissione TV) 
  • "Al lupo! Al lupo!" (Striscia la Notizia, trasmissione TV)
  • "Provincia: se il lupo è pericoloso" (L'Adige)
  • "Lupi all'attacco" (L'Arena)
  • "Lupi: cacciatori pronti a sparare" (Alto Adige)
 

Quale cornice legislativa regola la gestione dei lupi?

Negli anni settanta, in Italia, come in Europa e negli Stati Uniti, è stato riconosciuto il valore ecologico-naturalistico di questa specie. Etologi e biologi hanno osservato che il lupo svolge al meglio il suo ruolo di regolatore ambientale: mantiene sotto controllo la dimensione delle popolazioni delle sue prede ed elimina le carcasse degli animali morti per cause naturali. 

Principali normative:

AnnoNormativaDisposizione
1973Usa: Allegato II della Convenzione di Washington (CITES) 
1979Convenzione di Berna 
1992Europa: Direttiva Habitat (92/43)Il lupo è una specie di interesse comunitario
1971, 1976Italia: Decreto ministerialeIl lupo viene tolto dalla lista delle specie nocive. Divieto di caccia e avvelenamento.
1992Legge 157/92 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio)Per chi abbatte un lupo sono previsti fino a 3000 euro di multa e l'arresto fino a sei mesi.

In Italia, la gestione del lupo avviene a livello ministeriale, in quanto la fauna selvatica è considerata "patrimonio indisponibile dello stato", così come le foreste, le miniere e i beni archeologici rinvenuti nel sottosuolo.

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Cosa succede negli altri paesi? È possibile convivere con i lupi?

Sì, anche se la reazione spesso più istintiva è quella di non conviverci, ricorrendo all'abbattimento, per quanto selettivo. È quello che succede in Svizzera, dove qualora singoli lupi causino danni notevoli, i Cantoni possono concedere in via eccezionale un'autorizzazione per abbatterli. L'Austria sta contrattando con l'Unione europea una deroga per la caccia. Leggermente diversa la situazione in Romania, dove sui Carpazi gli zoologi sarebbero pronti a sacrificare alcuni esemplari, pur senza mettere a rischio la numerosa popolazione.

Altra scelta invece è quella della Germania. Dopo aver reso pubblici i dati sui danni provocati dai lupi – meno di 500mila euro in quasi 20 anni rispetto agli oltre 60 milioni spesi solo nel 2015 per riparare ai danni delle martore, il Ministro dell'ambiente ha intensificato le politiche per diffondere misure di prevenzione. In prima linea ci sono i recinti elettrificati per le greggi, i cani da guardiania, i deterrenti sonori e le esche per la castrazione chimica dei lupi. Si tratta di sistemi semplici, ma che richiedono un cambio di abitudini talvolta profondo negli agricoltori.

Gli scienziati sembrano sostenere questi sforzi. Una recente ricerca, pubblicata nella rivista specialistica "Frontiers in Ecology and the Environment", dimostra che laddove si sia ricorsi a metodi letali, solo nel 29 per cento dei casi esaminati gli attacchi al bestiame sono diminuiti e solo temporaneamente. Nel 43 per cento dei casi, gli studiosi hanno notato invece un aumento di aggressioni ai danni di animali domestici. Tale fenomeno dovrebbe imputarsi alla disgregazione del branco dovuto alla rimozione degli esemplari alfa.

Per contro, l'impiego di metodi non letali, come la protezione delle greggi durante la notte, l'utilizzo di reti e di cani da pastore, il posizionamento di esche per tenere lontani i predatori e la sterilizzazione, ha contenuto di oltre l'80 per cento gli attacchi dei lupi.


Come si muove l'Unione europea?

L'Unione europea sta sostenendo diversi studi proposti da varie istituzioni pubbliche e di ricerca per tutelare la specie e promuovere la coesistenza tra società umana e fauna selvatica, al fine di apportare vantaggi concreti ai territori interessati.

Sulle Alpi, per esempio, è attivo il progetto WolfAlps, gestito dalla regione Piemonte e con partner in Slovenia e Italia (tra gli altri il Muse di Trento). Nella cornice del progetto sono state sviluppate anche attività con le scuole e itinerari turistici come lo "Wolf Hike", nel Parco nazionale delle Alpi marittime. Inoltre sono nati punti di informazione pubblici come il centro "Uomini e lupi" di Entracque, in provincia di Cuneo. I ricercatori hanno anche evidenziato come la presenza del lupo richiami turisti interessati a vacanze green e promuova il mercato dei prodotti wolf-friendly (amici del lupo). La Provincia autonoma di Bolzano, con altri enti tra cui il parco nazionale di Mercantour in Francia, è stata invitata a contribuire con la propria esperienza diretta alle varie attività.

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Qual è la posizione della politica locale?

Recentemente, l'amministrazione provinciale ha annunciato di non voler più partecipare ai lavori dei progetti europei Ursus e WolfAlps, dichiarando che i recenti avvenimenti predatori da parte del lupo, che hanno portato per esempio al ritiro di circa 400 pecore da parte degli allevatori dell'Alpe di Siusi nell'agosto del 2017, non possono più essere tollerati da allevatori e agricoltori.

La Provincia ha anche annunciato di voler chiedere al Ministero per l'ambiente una delega per poter intervenire in caso di necessità con prelievi – cioè catture o abbattimenti – mirati. Tuttavia, in materia di fauna selvatica la competenza è statale e lo spazio di manovra della Provincia è ad ora assai ridotto.

Le principali associazioni di categoria, come l'Unione agricoltori e coltivatori diretti Sudtirolesi (Südtiroler Bauernbund) e l'Associazione Cacciatori si sono espresse in maniera congiunta contro la presenza dei lupi in Provincia di Bolzano. I lupi sono ritenuti da queste associazioni dannosi per le attività agropastorali, per il turismo legato alle malghe e per l'incolumità degli esseri umani.

Le associazioni ambientaliste come Legambiente, Lipu e WWF contestano le prese di posizione della Provincia.

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Quali alternative di convivenza si prospettano in Alto Adige?

Se è vero che al momento i lupi sono solo transitori in Alto Adige, è anche vero che la loro avanzata viene considerata dagli esperti inarrestabile. Nell'ottica di una potenziale maggior presenza futura dei lupi, possiamo immaginare varie opzioni.  

Opzione 1:

Abbattimenti selettivi fino al raggiungimento di una quota stabilita ogni anno

ProContro
  • Percezione di una maggior sicurezza in una parte dell'opinione pubblica.
  • Meno capi predati in assoluto, meno richieste di risarcimento
  • Maggior consenso per i decisori politici da parte dell'elettorato rurale
  • Più prede per i cacciatori

     
  • Senso di ingiustizia in una parte dell'opinione pubblica
  • Potenziale effetto negativo sulla biodiversità
  • Crescita incontrollata degli ungulati, più danni agli agricoltori e più incidenti stradali
  • Potenziale aumento di casi predatori dei lupi solitari, rimasti senza branco
  • Meno turisti green
  • Meno fondi da programmi Ue
  • Provincia non più in linea con le strategie nazionali ed europee, conseguente perdita di immagine e capacità di influenza

Opzione 2:

Nessuna azione

ProContro
  • Più porzioni di territorio rinaturalizzate
  • Migliore biodiversità, ambiente più sano
  • Più equilibrio predatori-prede

     

     
  • Percezione diffusa di insicurezza
  • Più predazioni del bestiame, più domande di risarcimento
  • Contadini e allevatori abbandonano le malghe; ricadute socioeconomiche
  • Meno turisti non amanti della wilderness
  • Meno consenso per i decisori politici da parte dell'elettorato rurale
  • Meno ungulati a disposizione per la caccia

Opzione 3:

Nessun abbattimento e messa in opera di misure di mitigazione, compensazione e prevenzione non letali.

Per esempio recinti elettrificati, cani da guardiania, sottopassi o ponti verdi, repellenti e sterilizzazione dei lupi con esche

ProContro 
  • Migliore biodiversità
  • Più posti di lavoro per la messa in opera delle varie misure
  • Più turisti green
  • Meno capi predati
  • Tendenza verso un equilibrio naturale carnivori/ungulati
  • Più fondi da progetti Ue
  • Aumento di conoscenza e consapevolezza da parte della popolazione, degli agricoltori e allevatori
  • Aumento della spesa pubblica per le varie misure
  • Possibili conflitti tra cani da guardiania ed escursionisti
  • Necessità di trasformare le abitudini consolidate di agricoltori e allevatori
  • Necessità di controllo continuo sulle strutture messe in opera
  • riduzione (seppure irrisoria) del numero di ungulati cacciabili

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Conclusione

Uomini e lupi condividono lo stesso territorio da millenni e da millenni il lupo ha suscitato negli umani profondi sentimenti di ammirazione, di paura e di competizione.

Ogni volta che uomini e lupi si trovano a confronto, la storia si ripete. L'essere umano si sente minacciato non solo dalla presenza effettiva del lupo e dalle remote possibilità di poterlo incontrare in natura, ma soprattutto dalla paura di essere limitato nel suo utilizzo dello spazio. Il lupo è una delle specie animali che al meglio rappresenta la nostra idea di libertà e assenza di controllo, ma anche di paura, ferocia e misticismo. Tuttavia, nel periodo storico attuale, non c'è più alcun confronto da fare e nessuna competizione da temere. Gli esseri umani hanno costruito la propria società non integrandosi nell'ambiente naturale, ma utilizzandolo per i propri interessi sociali ed economici. In un periodo di forte globalizzazione, di perdita di identità e di sfide ambientali, il lupo rappresenta quel cambiamento inatteso che può far paura all'inizio, ma che se affrontato con coraggio, supportati da dati s​cientifici e da un approccio partecipativo e onesto, può comportare notevoli benefici.

Il lupo può rappresentare un'opportunità per tutti, e non solo una minaccia per qualcuno.

La sfida di oggi consiste nel capire se il modello gestionale futuro del territorio altoatesino debba ispirarsi alla scelta inclusiva "et-et" (convivenza possibile uomo-predatore) o a quella esclusiva "aut-aut" (o l'uomo o il predatore), valutando, insieme, opportunità, costi e benefici che ne deriverebbero.

Così come il lupo è quasi "odiato" dalle comunità rurali, così è "iper-protetto" e osannato da chi vive nelle città. Due punti di vista diametralmente opposti. La verità, come spesso accade, potrebbe stare nel mezzo.

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