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Tradurre: una professione o un’attività per tutti?

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 Tradurre: una professione o un’attività per tutti?
Translation - © pexels.com

Quotidiniamente ci imbattiamo nell'attività di traduzione, specialmente nei contesti multilingui e questo non accade solo a chi traduce professionalmente. Sebbene ci possano essere differenze sostanziali tra una traduzione professionale e una svolta da un non professionista, tradurre resterà sempre un'attività trasversale a molti ambiti della vita umana.

In un articolo postumo pubblicato poco tempo fa su El País, il noto scrittore spagnolo Javier Marías parlava della traduzione come “una delle attività più importanti del mondo, non solo per la letteratura, ma anche per le notizie che ci arrivano, i sottotitoli abbozzati di film e serie, i pessimi doppiaggi di oggi, i progressi della medicina, le ricerche scientifiche, le conversazioni tra i governanti…”. Nel nostro mondo globalizzato soltanto di rado inciampiamo sulla traduzione, di solito quando si fa notare con qualche erroraccio; altrimenti procediamo nelle nostre vite ignari della magica attività invisibile che ci unisce tutti, non solo in termini filosofici, ma proprio a livello pratico – dalle istruzioni per la manutenzione dei nostri mezzi di trasporto alle applicazioni dei nostri smartphone, oltre che a molti dei libri che leggiamo.

La traduzione in senso ampio è un’attività antica quanto l’essere umano, probabilmente anteriore anche alla scrittura se pensiamo all’epoca in cui la conoscenza si trasmetteva oralmente. La traduzione in senso stretto (la resa di testi scritti in un’altra lingua), è stata invece a lungo appannaggio delle poche persone che sapevano leggere e scrivere. Un tempo si traduceva proprio per imparare la lingua straniera, come esercizio di apprendimento; è soltanto nel corso del 1900 – le prime facoltà universitarie sorsero intorno agli anni ‘50 – che la traduzione si costituì come disciplina scientifica e si definirono le figure professionali della traduttrice o traduttore (chi traduce testi scritti) e dell’interprete (chi traduce discorsi orali).

Com’era forse prevedibile, settant’anni di corsi universitari e ricerche scientifiche hanno scalfito soltanto in parte le convinzioni attorno alla “capacità di tradurre”, anche nota come competenza traduttiva, consolidatesi in secoli di attività pratica. Da una parte c’è la scienza che ci dice a chiare lettere: per tradurre non basta conoscere la lingua straniera, concorrono molte altre abilità (padroneggiare le convenzioni testuali, saper adeguare la traduzione a pubblici diversi, saper reperire informazioni linguistico-culturali, tra le altre). Dall’altra c’è la nostra vita quotidiana, lavorativa, personale e sociale, a raccontarci un’altra storia. Una storia fatta di tante persone che, ogni giorno, traducono testi o discorsi “perché conoscono (bene) l’altra lingua”.

Esiste certamente chi traduce per professione, ma queste persone non sono affatto le uniche a tradurre, nemmeno nei contesti altamente formali. Lo studioso Anthony Pym stima che meno dell’1% delle traduzioni mondiali sia infatti realizzata in ambito professionale. Specialmente nei luoghi in cui convivono almeno due lingue – pensiamo all’Alto Adige – la traduzione è cosa di tutti. Questo fenomeno è talmente radicato e diffuso nella nostra società da aver portato alla costituzione di un ambito di studi specifico, quello del Non-professional Interpreting and Translation.

L’interazione umana è veicolata dalla comunicazione, in tutti gli ambiti della vita umana. Poiché tradurre è una forma di comunicazione, non è possibile immaginare che i pochi professionisti esistenti realizzino tutte le traduzioni del mondo. Sebbene sia importante essere consci delle differenze e delle implicazioni – specialmente qualitative – tra una traduzione professionale e una non professionale, è probabile che in futuro tradurre resti, così come è stato finora, un’attività per tutti e una professione per pochi.

Flavia De Camillis

Flavia De Camillis

Formazione in traduzione, origini di qua e di là del mare, interessata alla comunicazione umana in tutti i suoi aspetti non soltanto linguistici, affascinata dal suono delle lingue altre, amante delle piante e del cioccolato.

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Citation

https://doi.org/10.57708/b143284844
De Camillis, F. Tradurre: una professione o un’attività per tutti? . https://doi.org/10.57708/B143284844

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