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Un massaggiatore cardiaco automatico nell’equipaggio delle missioni spaziali

11 marzo 22

Un massaggiatore cardiaco automatico nell’equipaggio delle missioni spaziali

I test svolti da Eurac Research in condizioni di gravità modificata hanno dimostrato l’efficacia del dispositivo

I medici di Eurac Research hanno testato per la prima volta un massaggiatore cardiaco automatico in condizioni di gravità modificata. Il test si è svolto a bordo di un airbus che ha compito diverse manovre paraboliche per ricreare condizioni di gravità zero, ridotta e aumentata. L’obiettivo dello studio era capire se il dispositivo sia una valida opzione per gestire le emergenze cardiache nello spazio. I dati ottenuti hanno dimostrato l’efficacia del massaggio eseguito da LUCAS per tutta la durata del volo.

La scorsa estate sono decollati i primi volti turistici spaziali. I passeggeri che hanno viaggiato intorno alla Terra per ora si contano sulle dita delle mani, ma secondo le compagnie spaziali emergenti il loro numero è destinato ad aumentare velocemente. Senza una preparazione professionale come quella degli astronauti, in una situazione di gravità modificata le persone comuni hanno un rischio in media più elevato di sviluppare problematiche cardiache. Come è possibile prepararsi al meglio per affrontare il rischio di problematiche cardiache in orbita? É noto che i metodi tradizionali per eseguire la rianimazione cardiopolmonare in microgravità non permettono di raggiungere gli standard di terrestri. Per questo i medici di Eurac Research Giacomo Strapazzon e Alessandro Forti hanno deciso di testare il massaggiatore automatico in condizioni di gravità modificata per ottenere dati scientifici sulla sua efficacia. Il test si è svolto a bordo di un airbus che in due ore di volo ha compiuto 16 manovre paraboliche - salite e discese seguendo una particolare traiettoria - che hanno creato all’interno della fusoliera una condizione di gravità zero per 22 secondi ciascuna. La campagna di volo è organizzata dalla fondazione svizzera Sky Lab per permettere a istituzioni e aziende di condurre esperimenti e studi sulla microgravità.

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© UZH - Regina Sablotny
Alessandro Forti and Giacomo Strapazzon testing the cardiac© UZH - Regina Sablotny
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© UZH - Regina Sablotny

Per l’occasione l’aereo è stato allestito come un vero laboratorio: ognuno dei team di ricerca aveva una postazione assegnata per svolgere il proprio esperimento e, una volta raggiunta la quota di crociera, gli esperti hanno iniziato i test ancorati con delle cinghie all’apparecchio. “I nostri dati sono la prima evidenza scientifica dell’efficacia dei massaggiatori automatici e aprono la strada a una nuova possibilità di gestione delle emergenze cardiache nello spazio” spiega Giacomo Strapazzon, direttore dell’Istituto di medicina d’emergenza in montagna di Eurac Research. Questi risultati non sono rilevanti solo alla luce dell’evoluzione turistica dei viaggi spaziali. Le missioni stanno diventando sempre più complesse anche per gli astronauti professionisti: i soggiorni nello spazio sono lunghi e nel corso della stessa missione l’equipaggio potrebbe incontrare anche condizioni gravitazionali diverse. Il massaggiatore non era mai stato testato prima in queste condizioni e ora il suo utilizzo andrà approfondito per poi valutare se integrarlo nei protocolli internazionali per aumentare la sicurezza delle missioni spaziali.

Da poche settimane Giacomo Strapazzon ha sostituito il collega Hermann Brugger alla guida dell’Istituto di medicina d’emergenza in montagna di Eurac Research. Dopo diversi anni in cui è stato vicedirettore, Strapazzon continuerà a condurre il gruppo di ricerca fondato da Brugger in modo innovativo studiando, anche con l’utilizzo di terraXcube, la risposta all’alta quota e al freddo, ma anche lavorando a nuovi approcci alla gestione dell’emergenza in zone montane ed estreme come lo spazio.

Clip video girata a bordo dell’aereo

© Eurac Research | Giacomo Strapazzon

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