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Umani e natura, infinite opportunità

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07 April 2021
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Ph Marco Di Lenardo -

La connettività ecologica viene ancora vista solo come una tematica prettamente naturalistica, in cui si tutelano gli animali selvatici a discapito degli esseri umani, ma non è così!

La connettività ecologica è una disciplina che, promuovendo i movimenti naturali della fauna selvatica, permette di risolvere il problema della frammentazione degli habitat, facilita i processi ecologici che consentono il funzionamento a lungo termine degli ecosistemi, la conservazione della biodiversità e la fornitura di servizi ecosistemici. Così facendo, permette di individuare le potenziali interazioni negative con la società umana (incidenti stradali, predazioni al bestiame, ecc) e di sviluppare soluzioni sostenibili affinché il territorio sia efficacemente multifunzionale. Gli esseri umani e la società sono parte integrante della natura e le attività di montagna hanno modellato il territorio così come lo conosciamo, aumentando e proteggendo la biodiversità delle aree montane. Tuttavia, spesso l’aspetto economico ha prevalso su ogni altro, e nelle ultime decadi abbiamo perso l’abitudine a convivere con la fauna selvatica, specialmente con quella considerata “nociva” per gli animali da reddito o per lo sfruttamento delle risorse naturali. Esempio chiaro è il lupo. Nel secolo XIX il lupo è stato eradicato dal territorio alpino per proteggere le greggi di pecore, strategia supportata anche dalla visione religiosa che mostrava il lupo come “animale del “diavolo” e le pecore come animali innocenti da proteggere.

L’Istituto per lo Sviluppo Regionale si occupa di Connettività Ecologica dal 2008, con il progetto Econnect, in cui, per la prima volta venne esplorato lo stato della Rete Ecologica Alpina attraverso l’analisi del suo ecological continuum (tutti gli ambienti favorevoli ad una o più specie che sono collegati tra loro in maniera funzionale). Successivamente, l’attenzione si è concentrata sulla regione dei Carpazi, con il progetto BioREGIO Carpathians, in cui Eurac Research ha sviluppato un sistema per visualizzare lo stato della connettività per alcune specie “ombrello” (di animali la cui nicchia ecologica copre anche quella di tanti altri) e individuare le aree di conflitto con la società umana, a causa principalmente dello sviluppo di nuove strade, dell’aumento del turismo e lo sfruttamento delle risorse naturali (vedi il nostro WebGIS).

Sulla base di queste conoscenze e necessità, abbiamo sviluppato altri due progetti sulla connettività alpina, GreenAlps e ALPBIONET2030, in cui Eurac Research si è occupata principalmente della dimensione umana della connettività, coinvolgendo i portatori di interesse locali, le organizzazioni non governative, le amministrazioni locali e nazionali, insegnanti e studenti. Il fine era di esplorare la connettività ecologica sia a livello di governance locali, ma anche in relazione all’attitudine e alle conoscenze personali.

Il coinvolgimento della popolazione in tutte le sue componenti per mette di andare maggiormente a fondo nella relazione che le persone hanno con l’ambiente naturale, evitando quindi che la gestione dello stesso sia ad appannaggio solo dei cosiddetti “esperti”. La maggior parte delle persone che hanno partecipato alle nostre attività hanno dimostrato una conoscenza elevata del proprio territorio e dei conflitti attualmente in corso, condividendo idee ed opinioni su come migliorare la gestione delle risorse naturali e il rapporto tra esseri umani e le specie di fauna selvatica.

Va da sé che coloro i quali vivono nelle aree montane mettano al primo posto il loro interesse economico, ma gli animali selvatici non vengono più visti (nella maggior parte dei casi) come nemici da eliminare, ma come presenze necessarie della montagna per il mantenimento della salute degli ecosistemi e dei servizi che essi apportano per il nostro benessere.

La fauna selvatica, anche quella considerata “problematica” inizia ad essere vista come alleata in un nuovo modo di vedere e vivere la natura, in cui umani e animali sono conviventi in un mondo in continua evoluzione. Sempre più persone si avvicinano alla natura e considerano la fauna selvatica un patrimonio di tutti e un valore per il territorio.

https://ec.europa.eu/environment/nature/ecosystems/benefits/index_en.htm© https://ec.europa.eu/environment/nature/ecosystems/benefits/index_en.htm

Da queste esperienze è nato DinAlpCONNECT, il nuovo progetto sulla connettività ecologica, di cui l’Istituto per lo Sviluppo Regionale di Eurac Research è partner. Il progetto mira ad analizzare la rete ecologica tra le Alpi e le Montagne Dinariche attraverso il coinvolgimento diretto degli stakeholder locali e lo sviluppo di strategie locali e transfrontaliere per migliorare la gestione delle risorse naturali, valorizzare la biodiversità e creare nuove opportunità sociali ed economiche ad essa legate.

Il progetto DINALPCONNECT è iniziato nel marzo 2020 e dovrebbe concludersi nell'agosto 2022. Il progetto è in fase di attuazione nell'ambito del Secondo Bando del Programma INTERREG V-B Adriatico - Ionico ADRION 2014 - 2020 che comprende il Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale (FESR) e il Fondo di assistenza preadesione (IPA).

Il partenariato del progetto si basa sulla collaborazione tra istituzioni pubbliche, istituzioni private non profit e istituti di ricerca per trovare un approccio comune e sinergico alla realizzazione del progetto.

Il progetto prevede di migliorare la capacità di affrontare a livello transnazionale la vulnerabilità e la frammentazione ambientale, la salvaguardia dei servizi ecosistemici nell'area adriatico-ionica, attraverso questi risultati chiave:

  • Sviluppo di una strategia per il miglioramento della connettività ecologica attraverso il collegamento delle montagne dinariche con le Alpi;
  • Elaborazioni di piani d'azione per le Regioni pilota per promuovere la connettività ecologica a livello transfrontaliero e
  • Sviluppo di una Rete di regioni pilota transfrontaliere.

Eurac Research svilupperà un nuovo modello di idoneità ambientale per comprendere quali siano le aree maggiormente vocate alla presenza della fauna selvatica e ai suoi spostamenti, individuando potenziali aree e cause di conflitto con l’uomo.

Ma non sarà una semplice analisi. In questo progetto verranno preparati dei veri e propri piani di sviluppo locali, delle strategie ad hoc per ognuna delle quattro aree pilota transfrontaliere (Italia/Slovenia; Slovenia/Croazia; Croazia/Bosnia Erzegovina; Albania/Grecia). Assieme all’aiuto dei portatori di interesse locali, in ogni area pilota verrà discussa una tematica di gestione delle risorse naturali locali strettamente collegata con la connettività ecologica, al fine di creare situazioni di mutuo beneficio, o win-win situation.

Dall’identificazione delle specie maggiormente affette dai piani di sviluppo locale, si svilupperanno idee per la nascita di nuovi pro-biodiversity businesses, che possano mettere insieme le necessità della fauna selvatica a quelle delle persone che vivono quei territori.

La connettività ecologica non riguarda solo la fauna selvatica. Essa riguarda tutti noi. Connettere fisicamente la natura ci permette di connetterci sempre di più tra noi, eliminando barriere fisiche, sociali ed economiche, apportando benefici concreti alle comunità che vivono, siano esse umane o animali.

Filippo Favilli

Filippo Favilli è dottore di ricerca in geografia fisica. Coordina un gruppo di ricerca sull’interazione tra società e ambiente naturale nell’Istituto per lo sviluppo regionale di Eurac Research. È consulente della Convenzione delle Alpi e di quella dei Carpazi. Fiorentino di origine e altoatesino di adozione, oltre a studiare gli animali selvatici, da nove anni Filippo adora trascorrere tempo con Vicky, il suo cane molto domestico.

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