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Connettere natura, luoghi, persone

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Filippo FavilliPilati Alessia
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Connettere natura, luoghi, persone
Connettività ecologica - © Eurac Research

Il sistema Natura necessita di connessioni fisiche tra gli ecosistemi per mantenere il continuum spaziale. Da queste – infatti – dipende il suo stato di salute, e di conseguenza il nostro, attraverso quelli che vengono chiamati “servizi ecosistemici”. Il progetto europeo EuBIOCOR si occupa di creare corridoi di biodiversità.

Altre volte in questo blog abbiamo parlato di umani e di connettività ecologica, diffondendo i risultati dei progetti di cooperazione europea in cui Eurac Research è coinvolto.

Questi progetti hanno permesso di mettere in luce lo stato di salute della Rete Ecologica a livello Alpino (come nel progetto ALPBIONET2030), o delle montagne Dinariche (come nel progetto DINALPCONNECT). Questi hanno evidenziato l’importanza della cooperazione tra differenti entità territoriali, e la popolazione tutta, per proteggere gli habitat naturali, le specie che ci vivono, insieme all’economia locale.

Ora che negli Stati membri dell’UE circa l’80 percento degli habitat versa in stato di degrado, è il momento di rivolgere l’attenzione a tutto il territorio Europeo. “Bringing Nature back in our lives” è la filosofia della Strategia Europea per la Biodiversità 2030; un piano ambizioso e a lungo termine che mira a proteggere e a ripristinare gli habitat e le specie animali e vegetali.

Adottata nel cuore della pandemia COVID-19, la strategia mira a rendere le considerazioni sulla biodiversità parte integrante della crescita economica dell'UE. La strategia propone, tra l'altro, di stabilire obiettivi vincolanti per ripristinare gli ecosistemi e i fiumi danneggiati, migliorare la salute degli habitat e delle specie protette dell'UE, riportare gli impollinatori nei terreni agricoli, ridurre l'inquinamento, rendere più verdi le nostre città, promuovere l'agricoltura biologica e altre pratiche agricole rispettose della biodiversità e migliorare la salute delle foreste europee. La strategia propone misure concrete per portare la biodiversità europea sulla via del recupero entro il 2030, tra cui la trasformazione di almeno il 30 percento delle terre e dei mari europei in aree protette gestite in modo efficace e il ritorno di almeno il 10 percento della superficie agricola a caratteristiche paesaggistiche ad alta diversità. La Strategia affronta queste sfide anche con un piano per "costruire una rete ecologica transeuropea" (Trans European Nature Network). Questa sarà costruita sulla base della rete Natura 2000 esistente, analizzando la potenziale connettività, e le barriere, tra i siti Natura 2000 utilizzando elementi paesaggistici dell'infrastruttura verde (GI) importanti per la fornitura di servizi ecosistemici.

Da queste necessità nasce EU Biodiversity Corridor (EuBIOCOR), un progetto commissionato e finanziato dalla Fondazione Capellino, e ideato insieme a Eurac Research, che mira a identificare gli snodi principali della connettività europea e a implementare misure concrete per il miglioramento della Rete Ecologica Europea, coinvolgendo gli enti di ricerca, i parchi, le amministrazioni, e le agenzie non governative locali.

Il progetto EuBIOCOR, iniziato ad aprile 2023, vede la partecipazione di realtà scientifiche e di protezione ambientale locale, nonché di municipalità e di reti di portatori di interesse, al fine di mettere insieme competenze specifiche, necessità territoriali e benessere sociale. EuBIOCOR vuole individuare, tramite analisi GIS (Geographic Information System), le aree più importanti per la Rete Ecologica Europea, e individuare (e successivamente finanziare), con gli attori locali, le misure migliori, e più urgenti per valorizzare la Rete al proprio interno e nell’ottica Europea. Il progetto vede la Fondazione Capellino come Project Leader; l’Istituto per lo Sviluppo Regionale di Eurac Research, o meglio, il Gruppo di Ricerca “Human-Environmental Interactions”, come Project Manager, GIS Analyst, e coordinatore generale di tutte le attività.

Al fine di dare rilevanza scientifica agli interventi proposti,l’Università di Wageningen è stata scelta come coordinatore scientifico, vista la grande esperienza e competenza sul tema.

Il progetto avrà una prima fase di ricerca fino a marzo 2024, consentendo quindi di identificare al meglio le aree, i luoghi, le azioni concrete locali, e gli stakeholders, per poter concretamente migliorare la Rete ecologica Europea, ma anche il rapporto diretto tra le singole persone e la Natura.

Gli anni successivi saranno focalizzati alla realizzazione concreta delle misure locali per la connettività in ogni area (al momento individuate in Germania, Spagna, e Paesi Bassi) e per promuovere a livello EU le attività sviluppate.

Analisi GIS; modello CSI, dell'area del Parco Nazionale Appennino Tosco-Emiliano. SACA 1: Aree principali per la connettività (core areas). SACA 2: Aree potenzialmente buone per la connettività ecologica, ma che necessitano di azioni; SACA 3: barriere© Eurac Research

Gli obiettivi di EuBIOCOR sono quindi di:

  1. Sviluppare, tramite analisi GIS, con i modelli CSI e LARCH (programmi che, tramite un algoritmo, calcolano l’idoneità territoriale di specie selezionate e il grado di permeabilità degli ecosistemi ai movimenti liberi della fauna selvatica) la mappa transeuropea delle aree prioritarie per la rete naturale nelle condizioni attuali e negli scenari futuri di cambiamento climatico, evidenziando i corridoi ecologici europei (in Figura 1, l’esempio in Italia dell’area del Parco Nazionale Appennino Tosco-Emiliano).
  2. Identificare le aree prioritarie per la conservazione a livello locale e di EU (In Figura 2, l’esempio in Germania dell’area bavarese lungo il Große Laber, affluente del Danubio).
  3. Preparare attività promozionali per EuBIOCOR e approcci locali e regionali per migliorare la rete naturale.
  4. Analizzare le opzioni di finanziamento per gli interventi selezionati e legati alla connettività ecologica nei siti identificati, come ad esempio: Nature-based Solutions, sottopassi, ponti verdi, ripristino di habitat, ampliamento di aree umide, interventi per favorire determinate specie animali a rischio e/o misure per lo sviluppo socioeconomico a conservazione della biodiversità.
  5. Coinvolgere gli stakeholder locali/regionali/nazionali/UE per discutere le priorità bioregionali e le modalità di attuazione in base alle attuali strutture socioeconomiche e politiche.
  6. Eseguire analisi socioeconomiche, dimostrare gli scenari per ottimizzare la funzionalità della Rete Ecologica Europea, compresi i potenziali costi e benefici delle azioni di ripristino, conservazione e gestione degli habitat.

Il progetto EuBIOCOR vuole essere un esempio, e uno stimolo, per tante realtà europee e mondiali, specialmente per le Fondazioni o altre entità e istituzioni, affinché “restituiscano” alla Natura almeno parte dei loro profitti in progetti concreti di conservazione, e per i cittadini, affinché richiedano a gran voce una protezione effettiva ed efficiente della Natura e delle sue risorse per garantire un futuro a tutti gli esseri viventi.

Area Pilota del Große Laber e identificazione del corridoio ecologico, e delle zone di potenziale intervento© Eurac Research

In ultimo è notizia di questi giorni l’approvazione della EU Nature Restoration Law: una legge che, all’interno della Strategia Europea per la Biodiversità 2030, richiede obiettivi vincolanti per ripristinare gli ecosistemi degradati, in particolare quelli con il maggior potenziale di cattura e stoccaggio del carbonio e per prevenire e ridurre l'impatto dei disastri naturali. Il voto è arrivato il 12 luglio, nel corso della riunione plenaria del Parlamento a Strasburgo dove la proposta ha ottenuto 336 sì, 300 no e 13 astensioni. L’organo europeo fornisce così la posizione ufficiale che assumerà nelle prossime settimane con Commissione e Consiglio europeo nei negoziati finali.
Ma nella società attuale sembra davvero possibile “ripristinare gli habitat”, o si tratta di una mera propaganda, una sorta di “green washing” europeo? La Legge mira a intervenire su almeno il 20% delle zone terrestri e marine dell’Ue entro il 2030 e su tutti gli ecosistemi che necessitano di ripristino entro il 2050. La cosa sembra talmente seria che, dopo averne chiesto l’integrale bocciatura, il capogruppo del Ppe Manfred Weber aveva chiesto più volte che la proposta fosse rielaborata e presentata in maniera differente. Gli oppositori affermano di rappresentare gli interessi di agricoltori e pescatori, che sarebbero danneggiati economicamente dalla proposta originale. In particolare, secondo i contrari, il passaggio che stabilisce il ripristino di almeno il 10% della superficie agricola totale porterebbe a "perdite di spazio e produttività". Al centro delle critiche anche lo strumento scelto per la misura, un regolamento e non una direttiva, che, come tale, non lascia spazio ad interpretazioni nazionali e porrebbe limiti stringenti agli Stati membri. Va evidenziato che circa 90 multinazionali appartenenti al settore del consumo, della finanza e della distribuzione di prodotti alimentari si erano schierati apertamente a favore della proposta di regolamento. Con una lettera indirizzata all’Ue, grandi multinazionali hanno chiesto "l'urgente adozione di una legge europea sul ripristino della natura che sia ambiziosa e vincolante".
Tirando le fila le buone intenzioni europee, così come i presupposti, ci sono. Ora resta da valutare come i singoli recepiranno queste nuove indicazioni. Se il fine della Strategia UE per la Biodiversità 2030 è di “riportare la Natura nelle nostre vite”, essa punta da un lato ai cittadini, i quali hanno necessità di sentirsi, ed essere, coinvolti nelle scelte di tutela del loro territorio. Dall’altro lato – si rivolgono alla Natura, affinché migliorando le connessioni tra gli habitat, essa possa tornare ad essere casa sicura per le migliaia di specie animali e vegetali.

Comunque sia, con il progetto EuBIOCOR reso possibile da un connubio tra privato e pubblico, noi il primo passo lo stiamo facendo e ci piacerebbe diventasse fonte di ispirazione per molte altre realtà.

Peter Laner e Filippo Favilli del gruppo di ricerca "Human-environmental interactions" dell'Istituto per lo Sviluppo Regionale (Eruac Research)
Filippo Favilli

Filippo Favilli

Filippo Favilli è dottore di ricerca in geografia fisica. Coordina un gruppo di ricerca sull’interazione tra società e ambiente naturale nell’Istituto per lo sviluppo regionale di Eurac Research. È consulente della Convenzione delle Alpi e di quella dei Carpazi. Fiorentino di origine e altoatesino di adozione, oltre a studiare gli animali selvatici, da molti anni Filippo adora trascorrere tempo con il suo cane molto domestico.

Pilati Alessia

Pilati Alessia

Alessia Pilati lavora presso l'Istituto per lo Sviluppo Regionale e fa parte del gruppo di ricerca "Human-Environmental interactions". Si occupa soprattutto delle tematiche legate alla biodiversità.

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https://doi.org/10.57708/b158755961
Favilli, F., & Pilati, A. Connettere natura, luoghi, persone . https://doi.org/10.57708/B158755961

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