Le libellule alpine non traggono beneficio dagli stagni artificiali
Uno studio svolto in Alto Adige sulle comunità di libellule e damigelle – due sottordini di insetti appartenenti all’ordine degli odonati – dimostra che, ad altitudini elevate, i bacini artificiali non sono in grado di compensare la perdita di acque stagnanti naturali e paludi.
Lo studio è stato condotto in collaborazione con il Monitoraggio della Biodiversità Alto Adige e ha esaminato la fauna delle libellule e delle damigelle in acque naturali e artificiali a diverse altitudini. È emerso che con l’aumentare dell’altitudine, le comunità di libellule in siti naturali e antropizzati si differenziano sempre più. Gli stagni artificiali al di sopra dei 1600 metri non ospitano nessuna delle specie di libellule alpine presenti naturalmente a questa altitudine. Al loro posto si insediano specie tipiche delle zone più basse. La creazione di stagni artificiali per promuovere la biodiversità, promossa anche nelle Alpi, appare quindi una strategia discutibile per queste altitudini, almeno per quanto riguarda le comunità di libellule. Gli autori dello studio chiedono quindi di intensificare gli sforzi per proteggere gli habitat alpini naturali d’acqua dolce. Allo studio hanno partecipato ricercatori di Eurac Research e delle università di Vienna, Würzburg e Marburg.
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