Eurach Research

dna antico

15.04.2026

Il batterio responsabile della scarlattina non è stato introdotto nel continente americano dagli europei.

Un gruppo di ricerca guidato da Eurac Research ha individuato il batterio Streptococcus pyogenes in una mummia boliviana del periodo precolombiano e ha ricostruito per la prima volta il genoma di questo agente patogeno risalente a diversi secoli fa.



I ricercatori hanno caratterizzato geneticamente la presenza dell’agente patogeno mentre esaminavano un dente proveniente da un cranio mummificato naturalmente, conservato presso il Museo nazionale di archeologia di La Paz. Utilizzando un metodo che assembla genomi precedentemente sconosciuti a partire da numerosi brevi frammenti di DNA, hanno ricostruito un genoma antico quasi completo di Streptococcus pyogenes. Il genoma ricostruito presenta evidenti somiglianze con i ceppi moderni di questo batterio diffuso in tutto il mondo e in grado di provocare una vasta gamma di malattie: dalle innocue faringiti fino alla sindrome da shock tossico, potenzialmente letale. Nonostante la grande rilevanza medica dell’agente patogeno – la scarlattina è stata storicamente una delle cause di morte più frequenti tra i bambini – si sa ancora poco sulla sua storia evolutiva. Questo risultato dimostra che il batterio circolava già tra le popolazioni indigene del Sudamerica prima della colonizzazione europea: il giovane a cui appartiene il dente era vissuto tra il 1283 e il 1383. Lo studio è stato possibile grazie a un accordo di cooperazione tra Eurac Research e il Ministero della cultura boliviano ed è stato pubblicato su Nature Communications.


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10.09.2025

Studio paleogenetico di Eurac Research getta luce sulla storia dei gruppi alpini preistorici delle Alpi italiane orientali



L’analisi del DNA antico da individui vissuti tra circa gli 8.000 e i 3.500 anni fa nelle Alpi orientali italiane, rivela i cambiamenti nel tempo nella struttura genomica dei gruppi preistorici alpini e l’impatto genetico delle migrazioni avvenute in Eurasia occidentale sin dalla Preistoria.


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17.06.2024

Catastrofe naturale o rito sacrificale? Come 20 Celti persero la vita più di 2.000 anni fa

Un team di ricerca di Eurac Research e dell’Università di Berna ha indagato sul mistero di Cornaux/Les Sauges, in Svizzera.



Nel 1965 in Svizzera, durante i lavori di ricostruzione dei resti di un ponte della tarda età del ferro nella regione dei Tre Laghi, furono scoperti i resti umani di circa 20 individui. Da allora ci si interroga su cosa sia accaduto nell’alveo del fiume Cornaux/Les Sauges. Ora ricercatrici e ricercatori esperti in archeologia, antropologia, tanatologia, biochimica e paleogenetica hanno riesaminato il caso. I risultati del loro lavoro, sostenuto dal Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica (SNF) e dalla Provincia autonoma di Bolzano (Alto Adige), sono stati recentemente pubblicati sulla rivista Scientific Reports.


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30.05.2024

Due studi dimostrano che l’aterosclerosi è presente nell’essere umano da molto più tempo di quanto si pensasse

Tomografie computerizzate e analisi genetiche di antichi resti umani indicano che l’aterosclerosi è presente nell’essere umano da migliaia di anni.



237 mummie adulte provenienti da tutto il mondo sono state analizzate dal team di ricerca internazionale noto come gruppo HORUS – supportato da Eurac Research – utilizzando tomografie computerizzate. L’aterosclerosi è stata rilevata in oltre il 37 per cento delle mummie. Inoltre, l’analisi di 22 individui mummificati, condotta dalla genetista molecolare Christina Wurst di Eurac Research, ha dimostrato che diversi fattori di rischio genetico per l’aterosclerosi erano presenti in tutte le mummie esaminate. Tutto ciò avvalora l’ipotesi che le persone in tutto il mondo e in tutti i tempi abbiano sofferto di questa malattia. Lo studio del gruppo HORUS è stato recentemente pubblicato sul rinomato European Heart Journal.


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16.08.2023

Pelle scura, calvizie, antenati anatolici: le ultime scoperte sul genoma di Ötzi

Un team di ricerca, utilizzando una tecnologia di sequenziamento avanzata, ha tracciato un quadro più preciso dell’aspetto e delle origini genetiche dell’Uomo venuto dal ghiaccio



Il genoma di Ötzi era già stato decodificato più di dieci anni fa: era la prima volta per una mummia e aveva permesso di capire aspetti importanti del patrimonio genetico della popolazione europea preistorica. I progressi compiuti da allora nelle tecnologie di sequenziamento hanno ora consentito a un team di ricerca composto dall’Istituto Max Planck per l’antropologia evolutiva e da Eurac Research di ricostruire il genoma dell’Uomo venuto dal ghiaccio in modo molto più preciso. I risultati di questa analisi completano il quadro e, in parte, lo correggono. A differenza del primo studio il team non ha trovato nel genoma di Ötzi tracce dei pastori delle steppe arrivati dall’Europa orientale circa 4.900 anni fa. Per contro risulta insolitamente alto – rispetto ai suoi contemporanei europei – il patrimonio genetico riconducibile ai primi coltivatori immigrati dall’Anatolia: questo suggerisce che Ötzi appartenesse a una popolazione alpina relativamente isolata, con pochi contatti con altri gruppi europei. Per quanto riguarda il suo aspetto, lo studio ha fornito risultati del tutto nuovi che mettono in discussione la sua rappresentazione ormai iconica: al momento della sua morte quasi certamente non aveva più folti capelli lunghi ma una calvizie avanzata e la sua pelle era più scura di quanto si era pensato finora. I geni mostrano anche una predisposizione al diabete e all’obesità. Lo studio è stato pubblicato oggi su “Cell Genomics”.


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07.02.2023

Risolto il mistero della mummia di Basilea

Nei campioni di tessuto di una mummia del XVIII secolo conservata in una chiesa, un team di ricerca di Eurac Research e del Museo di storia naturale di Basilea ha scoperto un agente patogeno sconosciuto, chiarendo così di cosa soffrisse la donna



La mummia, è nota come la “signora della Barfüsserkirche” perché fu ritrovata nel 1975 durante i lavori di costruzione dell’omonima chiesa a Basilea. Diversi indizi, tra cui i cambiamenti nelle ossa del cranio, hanno inizialmente suggerito che la donna soffrisse di sifilide. Grazie alla collaborazione interdisciplinare coordinata dal Museo di storia naturale di Basilea, nel 2018 la mummia è stata identificata in Anna Catharina Bischoff, vedova del parroco. Tuttavia, le analisi condotte da un’equipe dell’Istituto per la ricerca sulle mummie non hanno rilevato tracce dell’agente patogeno di questa malattia. Utilizzando un nuovo metodo, finora raramente applicato al DNA antico, è stato possibile assemblare il genoma di un micobatterio non tubercolare ancora sconosciuto e chiarire che la donna non è morta di sifilide. La possibilità di scoprire nuovi e rari microrganismi anche in materiale genetico molto antico permette alla scienza di approfondire aspetti importanti dello sviluppo delle malattie infettive umane.


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20.12.2022

Alto medioevo: scambi con altre popolazioni e dieta varia

La bioarcheologia racconta e confronta le valli dell’Alto Adige



Uno studio di paleogenetica condotto sui resti scheletrici di 94 individui rinvenuti in 11 siti archeologici sparsi tra val Venosta, val Isarco, valle dell’Adige e Merano e risalenti al periodo tra il V e il XII secolo d.C. suggerisce che le persone si spostavano e si mescolavano, pur con alcune interessanti differenze all’interno del territorio. Anche la dieta era varia. Per arrivare a queste conclusioni il gruppo di ricerca ha analizzato il DNA mitocondriale completo, cioè il DNA che si trasmette per linea materna, e alcuni isotopi che danno informazioni sulla dieta e sulla mobilità.


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Eurac Research è un centro di ricerca privato con sede a Bolzano, Alto Adige. I nostri ricercatori e le nostre ricercatrici provengono da una vasta gamma di discipline scientifiche e da tutte le parti del globo. Insieme si dedicano a quella che è la loro professione e vocazione – plasmare il futuro.

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