Karnataka
Un viaggio per immagini, alle radici di una convivenza millenaria

Pastorizia e agricoltura sono le due attività più diffuse in Karnataka. In foto, bufali indiani attraversano un villaggio.
Credit: Eurac Research | Jóse Rámon Gorret
Pecore e capre vengono custodite all’interno di recinti di metallo o di corda, autoprodotti. Queste reti non proteggono il bestiame dai predatori. Nella maggior parte dei casi, comunque, la presenza dei cani e dei pastori basta a scoraggiare i lupi dall’attaccare le greggi durante il pascolo.
Credit: Eurac Research | Jóse Rámon Gorret
Moglie e figli di un pastore seminomade. Nei loro spostamenti, che possono andare dai cinque ai 20 chilometri al giorno, i pastori portano con sé tutti i loro averi e la loro famiglia.
Credit: Eurac Research | Jóse Rámon Gorret
Tra i pastori del Karnataka, i cani non sono concepiti come animali da compagnia, bensì da lavoro. Questo, però, non impedisce a una bambina di esibire fiera il suo giovane amico.
Credit: Eurac Research | Jóse Rámon Gorret
Da cuccioli, i cani vengono marchiati con corde roventi. Le cicatrici che porteranno sul corpo per il resto della vita servono a riconoscerli e a sapere a chi appartengono.
Credit: Eurac Research | Jóse Rámon Gorret
Tipica tenuta da pastore. La scure viene utilizzata per farsi largo tra la vegetazione durante gli spostamenti quotidiani.
Credit: Eurac Research | Jóse Rámon Gorret
Filippo Favilli ha intervistato i pastori sul loro rapporto con il lupo. Le informazioni desunte includono il numero di capi di bestiame persi annualmente e l’impatto economico di tali perdite. In foto, un forestale traduce le risposte del pastore dal kannaḍa, il dialetto locale, all’indi, mentre un ricercatore del Wildlife Institute of India le riferisce a Favilli traducendole dall’indi all’inglese.
Credit: Eurac Research | Jóse Rámon Gorret
Prima di ogni intervista, ai pastori vengono mostrate le foto di un lupo, di uno sciacallo e di una iena, i tre grandi carnivori presenti sul territorio. In questo modo, i ricercatori si assicurano che l’intervistato sappia effettivamente di quale animale sta parlando.
Credit: Eurac Research | Jóse Rámon Gorret
I pastori più anziani credono che uccidere un lupo porti sfortuna. Il bestiame predato dai lupi, inoltre, è considerato un’offerta alle divinità.
Credit: Eurac Research | Jóse Rámon Gorret
Complici l’avvento di Internet e la conseguente apertura di una finestra sul resto del mondo, la mentalità delle nuove generazioni di pastori sta cambiando. La loro visione della realtà è molto più pragmatica di quella dei loro predecessori.
Credit: Eurac Research | Jóse Rámon Gorret
Nei villaggi di pastori del Karnataka, l’acqua corrente è un lusso. Quello che non manca mai, però, è Internet. I pastori utilizzano gli smartphone per ampliare il loro commercio di bestiame e per intrattenere i figli con video per bambini.
Credit: Eurac Research | Jóse Rámon Gorret
Un pastore prepara la colazione con latte di capra e cereali. I pastori transumanti allestiscono villaggi temporanei lungo il loro percorso, transitando attraverso i campi coltivati. In questo modo, grazie ad accordi con gli agricoltori locali, gli animali possono brucare i rimasugli del raccolto e concimare il terreno allo stesso tempo.
Credit: Eurac Research | Jóse Rámon Gorret
I pastori sono per la stragrande maggioranza uomini. Quella in foto è l’unica pastora incontrata da Favilli e Rámon Gorret lungo il loro viaggio.
Credit: Eurac Research | Jóse Rámon Gorret
Donna facente parte di una famiglia di pastori nomadi. Adornarsi con piercing, collane, anelli e bracciali è un’abitudine molto diffusa in questi territori.
Credit: Eurac Research | Jóse Rámon Gorret
Molti pastori dispongono di mezzi motorizzati a due ruote. Alcuni si spostano utilizzando carretti trainati da buoi o cavalli. I più ricchi posseggono anche un trattore. In foto, una strada passa sotto le radici recise di ficus.
Credit: Eurac Research | Jóse Rámon Gorret
Lo stato di Karnataka non è fatto solo di villaggi e accampamenti di pastori. Il distretto urbano di Bangalore conta oltre sei milioni di abitanti. In città, è frequente imbattersi in vacche incustodite, che si nutrono della spazzatura abbandonata a bordo strada.
Credit: Eurac Research | Jóse Rámon Gorret
Tipico street-food indiano: peperoncini in pastella.
Credit: Eurac Research | Jóse Rámon Gorret
Come i piccioni nelle nostre città, in Karnataka gli entelli, un genere di scimmie del Vecchio Mondo, si trovano ovunque, sia nelle megalopoli sia nei villaggi. A causa della loro temerarietà e del rischio di essere attacati, aggirarsi per le strade o nei templi con del cibo in mostra è fortemente sconsigliato.
Credit: Eurac Research | Jóse Rámon Gorret
In Karnataka, esseri umani e fauna selvatica vivono a stretto contatto da millenni. Il delicato equilibrio tra tolleranza e conflitto è stato sempre facilitato dalla forte religiosità della popolazione locale. Oggi, però, il fenomeno dell’occidentalizzazione potrebbe cambiare le carte in tavola. In foto, l’area archeologica di Hampi, con i suoi templi circondati dalla giungla.
Credit: Eurac Research | Jóse Rámon Gorret

