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“Una città più verde è anche più giusta, ma solo se il verde è distribuito bene”

Soluzioni basate sulla natura: intervista con Sonja Gantioler, biologa con una passione per la giustizia ambientale

28 September 2021by Valentina Bergonzi

Merano e Bolzano tra i casi studio di un nuovo progetto europeo coordinato da Eurac Research. Obiettivo: aumentare le soluzioni basate sulla natura per mitigare i cambiamenti climatici e migliorare la vivibilità delle città.

Bombe d’acqua che allagano strade sigillate dall’asfalto e ondate di calore che si nutrono del cemento: le nostre città sono evidentemente più vulnerabili ai cambiamenti climatici e agli eventi estremi. Per tutelarle e migliorare la qualità della vita di chi ci abita, la ricerca ci rimanda alla natura e agli ecosistemi: tetti verdi e giardini pensili per raffrescare il cemento dei palazzi, più alberi e muri ricoperti di muschio per catturare CO2 e polveri sottili. L’importante però è che non si concentrino in alcune aree elitarie, altrimenti le ingiustizie aggravano i problemi. Sonja Gantioler, biologa meranese d’origine con una specializzazione in scienze politiche, economia ambientale e sviluppo territoriale, coordina per Eurac Research un nuovo progetto europeo che vedrà coinvolte Merano e Bolzano come aree pilota.

In quali contesti ha più senso ricorrere alle soluzioni verdi?

Il più delle volte si parte da questioni specifiche, per esempio da zone dove mancano spazi verdi per la ricreazione o dalle cosiddette “isole di calore”, cioè aree dove c’è così tanto cemento che le temperature si alzano più che altrove. Sempre di più però si cerca di ripristinare gli ecosistemi nel loro insieme perché in questo modo non si affronta un aspetto solo ma si innescano effetti a cascata che finiscono col dare risposta anche a problemi sociali.

Ci fa un esempio?

Gli spazi verdi come giardini o tetti verdi fanno ombra e con l’evapotraspirazione rinfrescano naturalmente. Allo stesso tempo assorbono acqua in caso di piogge intense, e sequestrano particolato e ossidi di azoto. Danno rifugio a uccelli e insetti e ci si possono installare alveari o orti che possono diventare un hobby rilassante. Non da ultimo, in una strada più verde si passeggia o si va in bici più volentieri. Insomma: si riduce l’inquinamento e ci guadagnano sia la biodiversità, sia la salute fisica e mentale.

I progetti come il nostro vogliono mitigare i cambiamenti climatici ma anche migliorare la giustizia ambientale.

Con le vostre ricerche riuscite a misurare questi effetti?

Se ne discute molto. Come biologa sono restia a parlare di indicatori di performance perché gli ecosistemi non fanno prestazioni che si possono misurare in senso assoluto. Si tratta piuttosto di monitorare – e noi lo faremo in particolare con l’uso di immagini satellitari – e aggiustare il tiro in base alle esigenze. Cosa serve a una città? Questo è il punto di partenza.

Lo chiederete anche a Merano e Bolzano?

Sì, definiremo strategie per coinvolgere persone diverse per età, sesso ed estrazione sociale, per capire insieme quali siano le esigenze che potrebbero essere soddisfatte grazie a soluzioni verdi. Il fenomeno è molto visibile nelle grandi città: spesso chi stabilisce politiche e strategie vive in contesti verdi e di alta qualità ambientale e fatica a immedesimarsi in situazioni più difficili. Chi vive in un quartiere cementificato sa meglio di chiunque altro di cosa ci sarebbe bisogno. Per esempio a New York, grazie a un processo partecipato, sono stati recuperati dei piccoli spazi abbandonati che le comunità hanno usato per fare orti o semplicemente per far giocare i bambini. I progetti come il nostro vogliono mitigare i cambiamenti climatici ma anche migliorare la giustizia ambientale.

Parliamo di soldi: tetti verdi, pareti di muschio e giardini non sono economici.

Diciamo che gli effetti degli investimenti non sono immediati e degli studi confermano che, per questo motivo, i benefici delle soluzioni naturali sono quasi sempre sottovalutati e gli investimenti sono di conseguenza scoraggiati. Del resto, per quanto la ricerca si stia sforzando di dare un valore a tutti i benefici della natura, alcuni aspetti come il fatto di passare tempo nel verde invece che tra quattro mura sono difficili da quantificare – e ce ne siamo resi conto bene durante i lockdown. E poi dobbiamo allontanarci dalla convinzione che il verde in città debba essere perfetto. La vegetazione “informale”, cioè che cresce spontaneamente, è una risorsa eccezionale per la biodiversità. Non serve che siepi e fiori siano allineati perfettamente. Anzi, c’è sempre il rischio che certe operazioni siano solo di facciata.

Intende un modo per sollevarsi la coscienza?

Sì. A Stoccarda c’è stata una grossa polemica per una parete di muschio issata in uno snodo molto trafficato. L’esperimento non ha funzionato: il muschio esposto al sole ha sofferto tantissimo e la qualità dell’aria non è migliorata. Ma non c’era da aspettarsi diversamente perché non era stata adottata nessuna misura per ridurre il traffico. Le situazioni complicate non hanno mai una soluzione semplice.

Il progetto


Si chiama JUSTnature e durerà cinque anni. Il consorzio coinvolge 19 partner di otto diversi paesi europei, coordinati da Eurac Research. Ne fanno parte i Comuni di Bolzano e Merano. Il budget complessivo del progetto supera i dieci milioni di euro e prevede un cofinanziamento europeo di 9,6 milioni. Circa due milioni di euro sono i fondi destinati alle attività in Alto Adige. Le due città altoatesine partecipano come aree pilota insieme a altre cinque città, tra cui Monaco di Baviera, Leuven (Belgio) e Gzira (Malta). A Bolzano si intende lavorare sulla zona industriale, per capire come contrastare le isole di calore che si formano in estate. A Merano si discuterà invece di come migliorare il collegamento tra diverse aree verdi a Maia Alta e Maia Bassa per incentivare gli spostamenti a piedi.

Sonja Gantioler

Dopo gli studi in biologia, scienze politiche, economia ambientale e sviluppo territoriale tra Vienna e Monaco, prima di arrivare Eurac Research tre anni fa ha lavorato a lungo in un think thank a Bruxelles ed è stata consulente per aziende e comuni al Terra Institute di Bressanone. È molto orgogliosa della giungla che cresce in modo rigorosamente “informale” sul suo balcone, a Bolzano.

Questa intervista è stata pubblicata sul quotidiano Alto Adige il giorno 25.09.2021, con il titolo "Tetti verdi e giardini pensili. Merano diventa laboratorio"

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