
Fette di torta, scale e ascensori, pavimento appiccicoso, soffitto di cristallo, tubi che perdono: di che cosa stiamo parlando? No, non è un corso di economia domestica, parliamo di disuguaglianze socioeconomiche. Per descrivere le dinamiche complesse che caratterizzano le società spesso chi studia le disuguaglianze ricorre a metafore, percentuali e statistiche, ma come condividere un sapere così specialistico con un pubblico ampio e in maniera divertente? Da questa riflessione è nato “The elevator, il grande gioco delle disuguaglianze”.
Tutto è iniziato quando un team del Center for Advanced Studies di Eurac Research ha deciso di presentare gli esiti delle proprie ricerche all’edizione del festival di divulgazione scientifica “Le mille e una scienza”, che si è svolto a Bolzano a novembre del 2025. Il risultato è stato un gioco educativo che, attraverso diverse sfide e attività pratiche, stimolasse la curiosità e la creatività dei partecipanti, invitandoli allo stesso tempo a riflettere sulle ingiustizie strutturali e sulle disuguaglianze che caratterizzano le nostre società. Anche se i dati al riguardo raggiungono spesso le cronache, quando si parla di povertà assoluta o di super ricchi, di cambiamento climatico o disoccupazione, quanto spesso poi guardiamo alla realtà di tutti i giorni attraverso queste lenti? Eppure, le disuguaglianze ci riguardano da vicino: le sperimentiamo quotidianamente sul posto di lavoro, a scuola, all’ospedale e persino all’interno dei nostri rapporti personali e familiari.
Primo step: partire dai dati
Negli ultimi anni diversi progetti del Center for Advanced Studies hanno misurato e analizzato alcuni aspetti legati alle disuguaglianze. Infatti, anche la società e l’economia altoatesine, collegate a processi nazionali e internazionali, sono in molti casi caratterizzate da disparità strutturali, che stridono con l’obiettivo di una comunità equa e inclusiva fondamentale per l’autonomia locale.
Un nostro studio realizzato nel 2022 ha mostrato, ad esempio, le caratteristiche della mobilità sociale in provincia di Bolzano e quanto sia ancora difficile l’avanzamento sociale per chi proviene da condizioni familiari svantaggiate, una condizione conosciuta come “pavimento appiccicoso”. Il Gender Report, un lavoro che ha coinvolto circa 40 ricercatori e ricercatrici di Eurac Research pubblicato nel 2024, offre molti dati per capire le disuguaglianze di genere. In particolare, anche in Alto Adige c’è un “tubo che perde”: nel mondo accademico e della ricerca, anche se la maggior parte delle persone che si iscrivono all’università e si laureano sono donne, ai vertici delle carriere accademiche e nei ruoli di leadership si trovano soprattutto uomini. Nel 2023 tra le persone altoatesine che si sono laureate in Italia o Austria le donne erano il 60%. Se però si guarda alle posizioni di leadership nei centri di ricerca e università della provincia, la percentuale scende a meno del 20%: una “forbice” delle carriere, che comincia ad allargarsi dopo il dottorato di ricerca. D'altronde, la scarsa presenza di donne sulla scena politica (solo il 30% dei componenti dei Consigli comunali è donna) e in posizioni di management nelle imprese (l’11% dei dirigenti di aziende private sono donne, nonostante esse rappresentino circa la metà della forza lavoro) mostrano che in Alto Adige il divario di genere caratterizza molti settori. Altri casi di disuguaglianze riguardano la questione abitativa, come sperimentano molte persone che vivono in Alto Adige o che vi si trasferiscono per studiare o lavorare, e come ha messo in luce un’indagine del 2025 realizzata nostro centro in collaborazione con Astat. Infine, una questione che diventerà sempre più rilevante in futuro è quella degli effetti diseguali del cambiamento climatico: riconoscere le disuguaglianze legate alla crisi ecologica permette di immaginare misure più eque da adottare per la trasformazione ecosociale del nostro territorio.
Secondo step: creare un gioco divertente ma ingiusto
Nella vita di tutti i giorni le ingiustizie lasciano in noi un senso di rabbia e di impotenza. Tuttavia, spesso è difficile comprendere che queste dinamiche non riguardano solo il nostro microcosmo, ma segnano molte società nel mondo: possedere più o meno soldi o beni significa avere meno opportunità e meno diritti, e ciò non dipende solo dalla fortuna, bensì da strutture sociali ed economiche che avvantaggiano alcune persone e ne penalizzano altre. Per agevolare la riflessione su un tema tanto complesso un team del Center for Advanced Studies ha inventato "The elevator", un gioco volutamente ingiusto.
Dopo aver girato una ruota i partecipanti devono superare delle prove in diverse categorie e muovere il proprio personaggio-pedina su un tabellone a forma di condominio, grazie a un ascensore che sale di un piano, se la prova viene superata, e scende se la prova fallisce. Per l’ideazione del gioco è stato necessario entrare e uscire continuamente dalle metafore: il condominio rappresenta la nostra società nella quale ci muoviamo tramite un “ascensore sociale”, la ruota con i suoi imprevisti simboleggia l’arbitrarietà della “lotteria sociale” che assegna diversamente abilità e opportunità alle persone che si vengono così a trovare più in alto o più in basso nella società. Fin dalla scelta del personaggio, chi prende parte al gioco si ritrova immerso in storie che fanno pensare e riflettere. Le prove sono indicate dalle carte-gioco delle diverse categorie indicate sulla ruota.
La più frequente è l’inequaliquiz, che propone domande a risposta multipla relative a questioni locali e globali. Questo permette di ottenere informazioni scientifiche e aggiornate, e di rivelare e smentire alcuni stereotipi. Ad esempio, è vero che in Alto Adige il tasso di occupazione femminile è decisamente più alto che nel resto d’Italia. Che dire però del fatto che, nel settore privato, le donne guadagnano il 17% in meno dei loro colleghi? Oppure si può notare un altro paradosso: nonostante l’Alto Adige sia sul podio delle province italiane per ricchezza pro-capite, questo non garantisce che sia facile per tutti i suoi abitanti raggiungere una posizione sociale ed economica solida. La situazione socioeconomica di partenza, come ad esempio il lavoro o il reddito dei genitori, è, in un certo senso, “ereditaria”: sia chi proviene dalle classi più alte sia chi parte da una situazione più svantaggiata tende a rimanere nella stessa posizione nel corso della propria vita, restando “appiccicato” al soffitto o al pavimento.
“The elevator” non è solo un quiz: ci sono altre sfide che richiedono ai partecipanti abilità oratorie, di disegno o di scrittura, ma soprattutto senso critico ed empatia. I partecipanti possono nominare personaggi reali o fittizi associati a stereotipi e discriminazioni attingendo dalla letteratura, dalla storia o dal cinema oppure immedesimarsi in situazioni concrete per poi prendere delle decisioni su aspetti sociali e politici. Infine, la prova più amata vede due giocatori cimentarsi nel gioco del “rubacoda”, un classico gioco “da oratorio” rivisitato: chi pesca la carta gioca con una penalità che complica la dinamica della sua gara. Così, costretto a saltellare su una gamba sola, impossibilitato ad alzare i piedi dal pavimento o con le mani legate, lo sfortunato partecipante deve affrontare un avversario in una situazione di svantaggio in cui sperimenta i sentimenti disarmanti causati dalle ingiustizie.



Terzo step: coinvolgere persone di tutte le età
Il gioco è stato prima testato in diverse occasioni da colleghi e colleghe di Eurac Research e volontari, in modo da collaudarlo e renderlo più coinvolgente, anche grazie al supporto del team della Comunicazione di Eurac Research, che ci ha permesso di dare una veste colorata e una grafica accattivante agli elementi che caratterizzano il gioco. Adulti, bambini e bambine che hanno partecipato ai test hanno quindi potuto proporre feedback e suggerimenti. La presentazione ufficiale è avvenuta poi in occasione del festival "Le mille e una scienza” che si è svolto a Bolzano, a castel Mareccio a novembre 2025. Si tratta di un appuntamento che ormai da alcuni anni riunisce realtà altoatesine che si occupano in vari modi di ricerca scientifica, proponendo eventi e conferenze, accanto a una mostra. Per l’occasione, il team del Center for Advanced Studies è stato supportato da quattro ragazzi del Liceo Torricelli che avevano seguito un’apposita formazione sui temi del gioco.
Man mano che le persone prendevano parte al gioco la reazione più comune era lo stupore. Che si parlasse di mondo del lavoro, ricchezza, ruoli di genere o migrazioni, rimanevano sorprese nel venire a conoscenza di informazioni e dati nuovi. Superata la prima fase di incredulità, volevano saperne di più e comprendere meglio i meccanismi e le dinamiche alla base delle disuguaglianze. Tra i feedback ricevuti molti sottolineavano come il gioco avesse permesso di imparare qualcosa di nuovo: “impari giocando”, “è stato divertente ma anche costruttivo”, “simpatico, interessante e istruttivo!”
In particolare, a riscuotere molto successo è stata la prova del “rubacoda”, soprattutto tra i partecipanti più giovani che hanno apprezzato la possibilità di vivere un’esperienza immersiva più concreta, realistica e divertente. Il mix tra gioco e informazione ha permesso di avvicinare persone di tutte le età grazie alla formulazione di quiz e prove “su misura” che rendessero comprensibile e interessante il tema non solo per gli adulti, ma anche per bambini e bambine. Il gioco è stato realizzato sia in italiano che in tedesco per poter coinvolgere la maggior parte delle famiglie altoatesine.



È stato solo un gioco?
Alcuni studi hanno dimostrato come i giochi possano essere potenti strumenti per la comunicazione e il coinvolgimento dei partecipanti sui temi sociali. Si tratta dei “serious games”, giochi che mantengono, accanto a un elemento di divertimento e interazione, un obiettivo educativo e pedagogico. Negli ultimi anni questo tipo di giochi è stato sempre più usato come strumento di comunicazione scientifica, in particolare per affrontare questioni come la protezione dell’ambiente, le disuguaglianze di genere o la mobilità sostenibile. Anche alcuni istituti di Eurac Research hanno già esplorato questa modalità di divulgazione sia attraverso giochi di ruolo che giochi da tavolo sui temi delle discriminazioni, dei valori europei e del federalismo. Si tratta di esperienze che stimolano le persone a riflettere criticamente sui contenuti e sulla funzione delle attività di riverca, facendo leva sulle dinamiche ludiche per attivare meccanismi di empatia e incoraggiare l’adesione a progetti trasformativi. Così chi partecipa può immedesimarsi in situazioni concrete, fare esperienza in prima persona di cosa significa veramente il concetto astratto di “disuguaglianze”.
In conclusione, “The Elevator” si è rilevato uno strumento di divulgazione promettente sotto molti punti di vista: da un lato ci ha permesso di attrarre e mantenere l’attenzione di tantissime persone che hanno giocato molte manches, attirate dall’obiettivo di raggiungere con l’“ascensore” i piani più alti. Da un altro lato, i partecipanti hanno interagito, tra loro e con i facilitatori, ponendo domande e ingaggiando discussioni sugli argomenti delle prove, il che ha contribuito ad aumentare la loro consapevolezza sul tema delle disuguaglianze. Il gioco ci ha consentito di mantenere un buon bilanciamento tra questi due aspetti e ha così mostrato come temi e ricerche sociali possano essere comunicati al pubblico in modo divertente e tuttavia scrupoloso, stimolando l’interesse verso argomenti scientifici. Gestire il gioco per l'intea giornata del festival è stato faticoso ma anche divertente. Assistere alle reazioni delle persone che abbiamo invitato a giocare con noi, soprattutto quelle dei partecipanti più giovani, ci ha dato grande soddisfazione come ricercatrici e comunicatrici della scienza, perché abbiamo avuto modo di raccontare il nostro lavoro e i nostri interessi a un pubblico vario, incuriosito e motivato a saperne di più. Oltre a questo, però, speriamo che il nostro gioco abbia stimolato la riflessione critica e la dimensione immaginativa dei partecipanti. Per tutte noi resta la spinta a continuare a fare ricerca sulle disuguaglianze e a proseguire il confronto con la cittadinanza per dare un contributo alle sfide necessarie, per costruire una società più equa e... per riparare i tubi che perdono e frantumare i soffitti di cristallo!
Per guardare la fotostory del festival "Le mille e una scienza" cliccare qui.
Impressioni dal festival "Le mille e una scienza"
Video: Eurac Research | Valeria von Miller

Elisa Piras
Elisa Piras è Senior Researcher al Center for Advanced Studies di Eurac Research. In passato, è stata Assegnista di ricerca all’Istituto Dirpolis della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e al Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Bologna. Dopo il conseguimento del PhD in Politica, Diritti Umani e Sostenibilità, la sua ricerca si è concentrata sulle teorie filosofiche del liberalismo contemporaneo, con particolare attenzione ai temi legati alla dimensione internazionale dell’agire politico, alla politica estera e alle teorie dell’opinione pubblica. Ha svolto attività di ricerca e insegnamento sul nesso tra identità e sicurezza, soprattutto riguardo ai fenomeni di discriminazione e violenza di genere e all’Agenda Donne, Pace e Sicurezza delle Nazioni Unite.

Caterina Idea Pison
Caterina Pison è laureata in Relazioni Internazionali all'Università di Trento e alla Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa. È interessata alle prospettive critiche e intersezionali sulla politica internazionale, in particolare riguardo alle nuove tecnologie e le disuguaglianze che creano e amplificano. Sta svolgendo un tirocinio presso il Center for Advanced Studies di Eurac Research.
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