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Ötzi terrà impegnato ancora a lungo il mondo della ricerca

30 anni dal ritrovamento: bilanci e prospettive

19 September 2021

A tre decenni dal suo ritrovamento, molti segreti sull’Uomo venuto dal ghiaccio sono stati risolti: ora sappiamo come e dove visse, come morì, quale fu il suo ultimo pasto, quali malattie e quali parassiti lo tormentavano. Ma gli stimoli per ricerche da condurre nei prossimi anni non mancano.

Ötzi è una delle scoperte del millennio, per la scienza non ci sono dubbi. “Quello che mi ha sorpreso di più quando ho visto per la prima volta questa mummia venuta dai ghiacci e vecchia di 5.300 anni è che, nonostante fosse immensamente antico, il corpo non è molto diverso dai cadaveri contemporanei", ricorda Eduard Egarter Vigl, anatomopatologo e già conservatore ufficiale di Ötzi. La mummia non solo è incredibilmente ben conservata, ma fornisce anche un’istantanea unica della vita che si conduceva sulle Alpi nella preistoria. “A differenza delle mummie egiziane o sudamericane di cui mi ero occupato fino a quel momento, Ötzi non è stato ritrovato in una tomba”, racconta Albert Zink, direttore dell’Istituto per lo studio delle mummie. Ötzi infatti non è stato né mummificato né sepolto secondo rituali specifici. L’uomo, che aveva circa 45 anni, è semplicemente rimasto disteso sulla montagna dopo un evento violento.
Dal suo ritrovamento 30 anni fa, il 19 settembre 1991, è stato ampiamente studiato: tra le altre cose, l’Iceman soffriva di carie e di arteriosclerosi. Nel suo stomaco sono stati trovati resti del batterio helicobacter pylori, che ancora oggi è presente in circa la metà della popolazione mondiale. Gli oggetti trovati vicino a lui e i suoi abiti, così come gli scavi che hanno portato alla luce resti di insediamenti nella valle, hanno riscritto l’età del rame nelle Alpi.

30 anni Ötzi: Esperte ed esperti raccontano cosa li ha colpiti in particolare della mummia venuta dal ghiaccio, quali scoperte scientifiche sono state fatte finora e quali sorprese potrebbe ancora riservare per il futuro.

Nel frattempo, più di 5,5 milioni di persone provenienti da tutto il mondo hanno visitato il museo che ospita l’Iceman. “Il reperto, o meglio la persona Ötzi, tocca emotivamente le persone e le coinvolge anche oltre la visita”, dice Angelika Fleckinger, direttrice del Museo Archeologico dell’Alto Adige, a Bolzano. Nemmeno la ricerca si ferma. L’Iceman può per esempio fornire ancora importanti input per la ricerca sul microbioma. L’importanza della colonizzazione batterica – cioè i trilioni di microbi che vivono su e negli esseri umani – è uno degli argomenti che sta animando la ricerca medica negli ultimi tempi. Tra le altre cose si sospetta che la crescente suscettibilità a certe malattie e allergie sia legata al fatto che il microbioma umano si sta riducendo drasticamente a causa dello stile di vita della civiltà occidentale, per esempio l’uso di antibiotici o le diete con cibi molto lavorati.
In questo contesto, le mummie e i resti umani di diverse epoche possono fornire informazioni sull’evoluzione del microbioma e importanti indicazioni per la medicina moderna. La ricerca avanza anche sul fronte della conoscenza della storia dell’Iceman e delle popolazioni alpine in epoca preistorica e del loro contributo nello scenario del popolamento dell’Europa a partire dal periodo neolitico.

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