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Poca neve, poca pioggia e troppo caldo

Un inverno difficile per l’Alto Adige

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Il fiume Talvera in secca a Bolzano, 24 marzo 2022

© Eurac Research | Giacomo Bertoldi

Giacomo Bertoldi
30 March 2022

Qualche ora di pioggia purtroppo non fa la differenza. La prolungata siccità in Alto Adige e in tutto il Nord Italia è preoccupante. Ma quanto la situazione è davvero estrema? E questa siccità è in qualche modo collegata con il cambiamento climatico? Le nostre esperte ed esperti hanno fatto alcune riflessioni in proposito.

È stato un inverno secco, ma non eccezionalmente secco; però è stato più caldo della media.

Se osserviamo le precipitazioni di dicembre-febbraio vediamo come questo inverno in Alto Adige sia stato più secco della media: si è registrato il 40 per cento di precipitazioni in meno rispetto alla media calcolata su trent’anni (1981-2010). Se si include anche il periodo autunnale, da ottobre, le precipitazioni sono state del 10 per cento in meno rispetto alla media (250 mm invece di 276 mm). Si nota dunque come questo inverno sia stato secco, ma non in maniera estrema; l’inverno 2016-17 era stato ancora più secco, determinando forti problemi di siccità in tutto il Nord Italia nella primavera del 2017. Ci sono stati anche diversi inverni particolarmente poco piovosi agli inizi degli anni Duemila.

Variazioni di precipitazioni e temperatura rispetto alla media dei trent'anni 1981-2010

-40%

Precipitazioni

+1.6°

Temperatura

La particolarità di quest’anno è che l’inverno è stato accompagnato anche da temperature di 1.6° C più alte rispetto alla media del trentennio 1981-2010. Vi sono state frequenti correnti settentrionali che hanno portato precipitazioni solo sulla regione di confine e venti caldi di caduta (föhn) nelle valli. La combinazione di poche precipitazioni e temperature sopra la media ha determinato le condizioni siccitose attuali.

Questi grafici mostrano quanto le precipitazioni e le temperature si discostano dalla media calcolata su trent’anni (1981-2010).

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Le barre gialle mostrano gli inverni più ricchi di precipitazioni rispetto alla media, mentre le barre marroni mostrano quelli più secchi. Si nota che l’inverno 2021-2022 è stato secco, quelli del 2016-2017 e del 2002 e 2003 anche di più. © Eurac Research - Alice Crespi
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le barre rosse mostrano gli inverni con temperature più alte rispetto alla media. Posto che dal 1980 le temperature sono in costante aumento, si vede che, a partire dal 2014, gli inverni sono stati almeno di 1° C più caldi rispetto alla media, con l’eccezione del 2018 e del 2020-2021. L’inverno appena concluso è stato più caldo di 1.6 °C. © Eurac Research - Alice Crespi
© Eurac Research | Alice Crespi

In questo grafico gli inverni dal 1981 a oggi vengono distribuiti in base alle anomalie di precipitazione e di temperatura rispetto alla media sul trentennio 1981-2010. Quelli nel quadrante in alto a sinistra sono stati gli inverni più umidi e freddi, in alto a destra più umidi e caldi, in basso a sinistra più secchi e freddi e in basso a destra più secchi e caldi. L’inverno 2021-2022 si colloca proprio in quest’ultimo quadrante. Ancora più secco, ma leggermente più freddo, fu l’inverno del 2016-2017 che causò grossi problemi di siccità durante la primavera e l’estate nel Nord Italia. Inoltre, si notano anche gli inverni eccezionalmente umidi del 2020-2021 e del 2013-2014. (Elaborazioni: A. Crespi)

I fiumi sono in sofferenza

Quest’inverno le portate del fiume Adige sono state sotto la media. In particolare, nel mese di marzo le portate erano del 25 per cento in meno rispetto alla media di lungo periodo. In passato però si sono raggiunti valori anche più bassi. Da una analisi preliminare delle portate del fiume Adige a Bronzolo risulta che nel mese di marzo la portata media è stata di 57 m3/s, il 25 per cento in meno della media storica di 75 m3/s, calcolata sul periodo 1980-2022. Questa anomalia si ripresenta ogni circa 20 anni.

Portata media del fiume Adige in marzo 2022

-25%

La portata minima è stata di solo 46 m3/s. In passato, tuttavia, si sono avuti valori anche più bassi: ad esempio a marzo 2000 si sono raggiunti i 27 m3/s, nel febbraio 1991 32 m3/s e nel gennaio 1996 36 m3/s. Questi valori sono però principalmente associati a periodi freddi, con i corsi d’acqua parzialmente gelati, e non necessariamente a scarsità di precipitazioni invernali.

© Eurac Research | Daniela Quintero

Andamento della portata del fiume Adige misurata a Bronzolo nel periodo ottobre-marzo (media giornaliera). In rosso, anno 2021-2022, in blu la media storica 1980-2022, in grigio i singoli giorni. Si nota come a partire dal mese di marzo 2022 le portate siano vicine al minimo storico. (Elaborazioni D. Quintero)

È mancata la neve

L’attuale innevamento è decisamente sotto la media, sia in termini di copertura nevosa che di equivalente di acqua.

Immagini satellitari riferite allo stesso giorno di marzo 2021 e 2022

Dati satellitari Modis da Nasa World view, Elaborazioni G. Bertoldi

Cosa ci si aspetta nei prossimi mesi?

L’innevamento scarso combinato all’attuale condizione siccitosa fanno prevedere che potremo contare su poca acqua di fusione nei prossimi mesi. La preoccupazione del settore idroelettrico è quella di non poter riempire sufficientemente gli invasi questa primavera.
Con l’inizio della stagione vegetativa servirà inoltre più acqua sia alla vegetazione per crescere sia ai contadini per irrigare: potranno esserci quindi ripercussioni sul settore agricolo e sugli approvvigionamenti idro-potabili in pianura Padana, come già successo nella primavera del 2017. Con la siccità si fa particolarmente alto anche il rischio di incendi nei boschi. Per invertire l’attuale situazione abbiamo bisogno di precipitazioni superiori alla norma durante questa primavera ed estate, cosa che non è possibile prevedere con le conoscenze attuali, nonostante i notevoli progressi delle previsioni a lungo termine.
È probabile, inoltre, che la scarsa copertura invernale abbia conseguenze importanti sul bilancio di massa dei ghiacciai a meno di una estate con temperature sotto la media, situazione però sempre più rara.

Possiamo attribuire questa situazione al cambiamento climatico? Non si può dire con certezza, le osservazioni degli ultimi anni però mostrano una chiara tendenza all’aumento della temperatura e della variabilità delle precipitazioni invernali. In questa analisi ci limitiamo a osservare le tendenze basate sulle osservazioni, senza considerare gli scenari climatici futuri.
Un solo inverno non si può attribuire al cambiamento climatico, tuttavia le osservazioni degli ultimi 40 anni mostrano che:

  • le temperature sono già aumentate in media di circa 2° C;
  • le precipitazioni invernali non stanno diminuendo, anzi stanno addirittura leggermente aumentando;
  • sta aumentando però la variabilità delle precipitazioni: si alternano inverni molto secchi a inverni molto umidi;
  • le temperature stanno chiaramente aumentando, con sempre più pioggia e meno nevicate, soprattutto alle quote più basse;
  • la probabilità di avere “siccità da neve” dovuta a scarse precipitazioni e/o a precipitazioni liquide invece che solide sta aumentando.
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Progetti e pubblicazioni

Nell’ambito del progetto Interreg ADO “Alpine Drougth Observatory” stiamo sviluppando una piattaforma per il monitoraggio della siccità in tempo reale per tutto l’arco alpino.
Nell’ambito del progetto EU Nexogenesis stiamo lavorando per una gestione integrata e sostenibile delle risorse idriche nel bacino dell’Adige.
Nell’ambito dei progetti SnowTinel, in collaborazione con WSL Davos, e ESA OPTION CCI+ SNOW, in collaborazione con ESA, cerchiamo di ottenere una quantificazione precisa degli accumuli nevosi in tutte le Alpi.

Recenti pubblicazioni scientifiche
Sulla climatologia del Trentino Alto Adige
Sui trend del manto nevoso delle Alpi
Sui trend globali di copertura nevosa al suolo

I nostri studi sono stati ripresi recentemente anche dal National Geographic.

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La nostra ricerca affronta le maggiori sfide che ci attendono in futuro: le persone hanno bisogno di salute, energia, sistemi politici e sociali ben funzionanti e un ambiente intatto. Queste sono domande complesse e stiamo cercando le risposte nell'interazione tra molte discipline diverse. In tal modo, il nostro lavoro di ricerca abbraccia tre temi principali: le regioni adatte a vivere, la diversità come elemento di miglioramento della vita, una società sana.

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