Riprendiamoci il futuro − Un invito alla responsabilità
Post-verità, post-democrazia, post-politica: sempre più spesso descriviamo il nostro presente come un “dopo” indistinto, in cui molte cose sembrano finite ma nulla di nuovo riesce davvero a cominciare. Dietro questa inflazione di “post-” non c’è solo un cambiamento di linguaggio: c’è un modo preciso di immaginare il tempo storico, come una linea già arrivata al capolinea, che trasforma la politica in semplice gestione dell’esistente o in nostalgia di un passato idealizzato. Ma cosa succede alle nostre possibilità di azione quando il futuro viene pensato come già scritto, o addirittura impossibile? Pensare la storia come un intreccio di tempi molteplici – e non come un binario unico – significa riaprire lo spazio del conflitto, restituire senso a parole come progresso e rivoluzione e, soprattutto, fare del futuro un campo di possibilità da riprendersi, non un destino da subire.
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