Che cos'è davvero la mediazione linguistico-culturale a scuola?

La mediazione linguistico-culturale è una professione fondamentale per le nostre scuole, ma considerarla un semplice lavoro di traduzione è riduttivo. Mediatori e mediatrici sono veri e propri «atleti dell’incontro»: professionisti che, attraverso ascolto, allenamento al confronto e capacità di adattamento, accompagnano scuola, famiglie e comunità in un percorso di comprensione e trasformazione reciproca. In questo modo, si garantisce il diritto all’istruzione degli alunni neoarrivati, se ne facilita l’inserimento in classe e si aiuta la scuola a adattarsi a un contesto ormai strutturalmente multiculturale.
Il contesto scolastico in cui opera chi fa mediazione è tutt’altro che uniforme: accanto agli alunni neoarrivati (NAI), che necessitano di un primo orientamento linguistico, relazionale e burocratico, ci sono coloro che sono nati in Italia o vi risiedono da anni. Per loro le difficoltà possono riguardare tensioni identitarie, il rapporto tra i valori familiari e quelli del contesto scolastico e sociale, oppure il legame con la lingua e la cultura d’origine, talvolta conosciute solo in parte. Ci sono poi le nuove generazioni, ormai pienamente radicate nel territorio, per le quali la sfida principale è il riconoscimento della loro appartenenza a una realtà di cui fanno già parte a tutti gli effetti. Questa varietà di esperienze richiede flessibilità e capacità di adattarsi ai bisogni e alle diverse fasi del percorso scolastico. La conferma che la mediazione non può essere solo uno strumento emergenziale legato all’arrivo, ma deve rappresentare un accompagnamento lungo l’intero percorso scolastico e di crescita della persona.
Chi fa mediazione deve poi avere una competenza fondamentale, meno visibile ma decisiva: la capacità di comprendere l'esperienza migratoria in sé, con il suo carico di rotture, adattamenti e tempi soggettivi, da un lato dando voce a bisogni ed esperienze che le famiglie migranti spesso faticano a esprimere, dall'altro aiutando i servizi a diventare più accessibili. La mediatrice deve conoscere sì la lingua e la realtà di provenienza, ma anche il territorio d'arrivo, ovvero i servizi presenti, gli uffici competenti e le procedure da seguire per poter così dare informazioni puntuali che possano favorire un miglior inserimento nella nuova realtà scolastica. Al giorno d’oggi si preferisce parlare di progetti territoriali piuttosto che scolastici perché non coinvolgono più solo la scuola, ma anche i genitori, gli insegnanti o le associazioni del territorio.
A scuola, altrettanto essenziale è il lavoro con il personale docente, che mantiene la piena responsabilità didattica e resta responsabile di quanto avviene in classe — dalla valutazione alle aspettative comunicate alle famiglie. Altrettanto importante è però anche la collaborazione con le altre figure coinvolte nel contesto scolastico e nel percorso educativo e didattico degli alunni come, per esempio, educatori o docenti di italiano L2.
Se l’apprendimento dell’italiano resta un obiettivo condiviso da tutti gli attori coinvolti il valore della lingua d'origine è invece un terreno ancora da costruire — non del tutto radicato né nelle famiglie né nella scuola, ma può diventare un'occasione importante di conoscenza reciproca, partecipazione e riconoscimento della diversità linguistica. In questa prospettiva nascono attività didattiche spesso cooperative e ludiche e iniziative come i tandem linguistici, che possono valorizzare tutte le lingue presenti nella scuola.
Per concludere, la mediazione in contesto scolastico è un lavoro sia linguistico, perché richiede competenze specifiche per mettere in comunicazione lingue diverse, sia culturale, perché la lingua, da sola, non basta a comprendere incomprensioni, aspettative e punti di vista differenti. La mediazione apre così uno spazio di dialogo e di incontro in cui i diversi contesti possono emergere, essere condivisi e compresi. È proprio in questa capacità di muoversi tra lingue, culture e prospettive diverse che mediatori e mediatrici diventano veri e propri «atleti dell’incontro», svolgendo un ruolo tanto prezioso quanto, ancora oggi, privo di un pieno riconoscimento ufficiale.
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Progetto Integrazione è una cooperativa attiva in Lombardia da più di trent’anni, impegnata nello sviluppo di servizi e metodologie innovative per favorire l’integrazione sociale e culturale di immigrati e rifugiati e supportare chi opera nei contesti interessati dai cambiamenti legati all’immigrazione. Per saperne di più: https://www.progettointegrazione.org/

Teresa Torres Trelles
Vicepresidente di Progetto Integrazione. Nata come operatrice e mediatrice interculturale, da trent'anni progetta e coordina servizi per l'inclusione di famiglie e minori con background migratorio in Lombardia, specialmente nei settori scuola, sociale ed educazione. Da tempo mette la sua esperienza a servizio della formazione degli operatori e della progettazione sociale

Francesca Santoro
Referente dei progetti territoriali per Progetto Integrazione. Docente di italiano L2 specializzata nell'insegnamento a persone migranti, negli ultimi anni si occupa della progettazione e del coordinamento di programmi socioeducativi e di comunità rivolti all'inclusione di famiglie e minori con background migratorio.

Sabrina Colombo
Sabrina Colombo si occupa di didattica del plurilinguismo e di grandi e piccole lingue (minoritaria, a chi?!). Da più di dieci anni è ricercatrice Eurac e scovare e riconoscere l’origine delle parole è una delle sue passioni.
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