Quanto parlano italiano le lingue del mondo?

L’italiano è preso d’assalto dall’inglese, ma che è dell’italiano nelle altre lingue? A caccia di italianismi lontano da qui.
Mentre i miei due rampolli sono qui che chillano, come dicono loro, mi è presa la curiosità di capire quanti anglicismi sono presenti in italiano. E così leggo nel “Rapporto sull'anglicizzazione dell'italiano” di Antonio Zoppetti che il Devoto Oli riportava, nell'edizione del 2020, circa 4.000 anglicismi “crudi”, ovvero non adattati, oltre a quelli italianizzati. Tra weekend, password, location e outfit, scommetto che non sono molti a sospettare che la bistecca al sangue appena ordinata al ristorante sia, in realtà, un prestito dall’inglese beefsteak, composto di beef «manzo» e steak «fetta (di carne)». Nel Belpaese si assiste dunque da decenni a uno tsunami anglicus, come lo definì Tullio De Mauro nel 2016, con una crescente penetrazione di anglicismi anche nel vocabolario fondamentale e di alto uso (stando alle stime, circa 1.600 su 47.000 parole classificate come “di base“e “comuni”).
Ma che ne è, invece, dell’italiano nel mondo? C’è qualche parola del nostro armonioso idioma che fa bella mostra di sé in altri sistemi linguistici? Un progetto dell’Accademia della Crusca, l’Osservatorio degli Italianismi nel Mondo, si occupa di tenere traccia delle parole italiane/di origine italiana che si sono fatte strada nel corso dei secoli nelle altre lingue e sulla sua piattaforma digitale si contano attualmente 12.600 voci. Non sorprendentemente, molti italianismi sono i portabandiera di ambiti d’eccellenza del nostro Paese nel mondo, come la musica (Maestro, adagio, allegro, opera) e la cucina (pasta, pizza, espresso, maccheroni). In realtà, tuttavia, i prodotti della nostra ottima cucina non sono sempre stati associati a un’immagine positiva degli italiani e, infatti, nell’800 la parola mac(c)aroni era usata come epiteto spregiativo per indicare gli emigranti italiani sia in francese sia in inglese.
Interessante è osservare come i termini italiani sono resi in una lingua distantissima dalla nostra, il cinese, attraverso strategie dalla resa a volte buffa. Clara Bulfoni e Feng Lisi spiegano, infatti, che, tramite il prestito fonetico, ad esempio, ovvero imitando il suono della parola straniera con caratteri cinesi già esistenti, si sono introdotti cappuccino (kǎbùqínuò 卡布其诺) e tarantella (tǎlántàilā 塔兰泰拉). Attraverso il calco semantico, invece, una parola cinese assume un nuovo significato a partire da un termine italiano con il quale già condivide dei tratti simili a livello semantico o a livello formale. Ne sono un esempio lasagna (qiāncéngmiàn 千层面 [mille + strati + pasta]) e fusilli (luóxuánmiàn 螺旋面 [spirale + pasta]). Infine, grazie agli ibridi, giustapponendo traduzione del significato e trascrizione fonetica, anche in Cina si mangiano la pizza (bǐsābǐng 比萨饼), dove bǐsā 比萨 è il prestito fonetico e bǐng 饼 il riferimento semantico per focaccia, e il tiramisù (tílāmísū dàngāo 提拉迷苏蛋糕 [prestito fonetico + torta – referente semantico]).
Buon appetito/祝您用餐愉快!

Chiara Vettori
In Eurac dal 2001, Chiara Vettori si occupa di apprendimento della prima e seconda lingua in Alto Adige. Medico mancato, ha lavorato anche allo sviluppo di strumenti per sordi e per studenti con disturbi specifici dell’apprendimento.
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