Perché è difficile fare un censimento linguistico?

Quando si pensa a un censimento viene in mente una procedura tecnica e ordinata: un modo per sapere quante persone vivono in un paese, quante sono attive e quante invece in pensione o il numero dei nuovi nati. Ma cosa succede quando il censimento si occupa delle lingue? Il quadro si complica enormemente. Chiedere a qualcuno che lingua parla non è mai una domanda neutra. È una questione che tocca identità, appartenenze o conflitti politici.
I censimenti esistono dal XIX secolo e il primo censimento linguistico fu condotto in Belgio nel 1846, seguito dalla Prussia e dalla Svizzera. Tuttavia, anziché risolvere conflitti, i censimenti spesso li hanno alimentati. In Belgio, per esempio, la rilevazione linguistica contribuì ad acuire le tensioni tra comunità francofona e fiamminga, tanto che dal 1947 si decise di eliminarla dai censimenti per evitare nuove divisioni. Ma non solo. Anche sul piano pratico, censire le lingue è difficile: di quale lingua stiamo parlando? Quella imparata nella prima infanzia e solitamente identificata come lingua madre? Quella che si ritiene di conoscere meglio? Quella che viene usata più frequentemente? A seconda della domanda, la risposta può cambiare e così i risultati.
Il Canada è uno dei paesi che nel censimento include tutte queste dimensioni. Il risultato è che si ottiene un quadro complesso ma realistico della società canadese, in cui coesistono le lingue ufficiali, ovvero inglese e francese, le lingue indigene e le oltre 200 lingue classificate come non ufficiali.
Dal 2010 la Svizzera ha modificato il censimento linguistico, permettendo di dichiarare fino a tre lingue d’uso “principali” – ovvero quelle che si conoscono meglio e nelle quali si pensa – siano esse tra le quattro lingue nazionali o meno. Questa scelta descrive un paese sempre più multilingue nella pratica quotidiana e ha reso evidente come le proporzioni siano cambiate sensibilmente negli ultimi anni: il francese e le lingue non nazionali (in testa l’inglese e il portoghese) sono in aumento, mentre il tedesco, l’italiano e il romancio hanno visto diminuire il numero dei parlanti.
La Papua Nuova Guinea è il paese con la più alta diversità linguistica al mondo perché si parlano più di 800 lingue e tre sono le lingue ufficiali: l’inglese, il tok pisin e hiri motu. I censimenti nazionali (gli ultimi dati disponibili sono del 2011) non includono, però, domande specifiche sulla prima lingua parlata, rendendo quasi impossibile ottenere un quadro aggiornato e dettagliato della situazione linguistica del paese.
Alla luce di questi esempi, risulta chiaro che un censimento linguistico non è mai neutro perché le domande poste, le categorie scelte, le lingue elencate (o escluse) riflettono visioni politiche e sociali. Fare un censimento linguistico è difficile perché significa scegliere chi includere e chi rendere invisibile. Forse, più che misurare le lingue come dati freddi, dovremmo iniziare a considerarle per quello che sono: strumenti vivi, dinamici, che raccontano storie e imparare a convivere con la complessità che portano con sé.

Sabrina Colombo
Sabrina Colombo si occupa di didattica del plurilinguismo e di grandi e piccole lingue (minoritaria, a chi?!). Da più di dieci anni è ricercatrice Eurac e scovare e riconoscere l’origine delle parole è una delle sue passioni.
Discover
Making research visible.
Find the connected experts, projects, publications, and research areas behind this blog post.
This content is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International license except for third-party materials or where otherwise noted.

