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Microplastiche nei fiumi dell’Alto Adige: cosa ne sappiamo?

Credit: Eurac Research | Annelie Bortolotti

“Dove ci sono le persone, c’è la plastica. Ma la plastica, in realtà, è ovunque”. Così riassume le evidenze emerse negli anni Heinrich Dahms, ricercatore presso l’Istituto per l’ambiente alpino. Micro- e nanoplastiche, in particolare, sono riconosciute come alcuni tra i principali inquinanti dei nostri giorni, e la loro ubiquità negli ecosistemi acquatici è cosa nota. Nonostante ciò, Heinrich stesso è rimasto stupito dalla percentuale di campioni contaminati da microplastiche provenienti da luoghi remoti come la Val di Mazia. 

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Campionamento di macroinvertebrati fluviali.

Credit: Eurac Research | Andrea De Giovanni

Dahms e il gruppo di ricerca di cui fa parte cercano microplastiche nei torrenti e nei fiumi, analizzando sedimenti, acqua e macroinvertebrati fluviali, all’interno del progetto PlasticFree. I campionamenti si svolgono in dieci siti dell’Alto Adige: tre siti di alta montagna, tre siti vicini a grandi centri abitati, e quattro siti lungo il fiume Adige.  

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Campionamento di sedimenti dal letto del fiume.

Credit: Eurac Research | Annelie Bortolotti

“La scoperta più interessante cha abbiamo fatto finora è la presenza di microplastiche in tutti i campioni di sedimento raccolti nei dieci siti che abbiamo considerato”, spiega Dahms. A sorprendere, però, è la loro quantità in luoghi lontani dai centri abitati maggiori. “I campioni raccolti a Trafoi in autunno mostrano livelli di microplastiche paragonabili a quelli raccolti nei pressi di Salorno”. 

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Val di Mazia, uno dei siti di alta montagna presi in considerazione dal progetto PlasticFree.

Credit: Eurac Research | Andrea De Giovanni

Le microplastiche derivano dalla disgregazione di oggetti di plastica più grandi oppure dalla produzione industriale di prodotti come abrasivi, le microsfere presenti nei prodotti cosmetici, e materiali decorativi.  Ma a cosa si deve la presenza di microplastiche in siti di alta montagna? “Non siamo ancora in grado di risalire all’origine delle microplastiche nei nostri campioni ma abbiamo delle ipotesi”, afferma Dahms. “Le microplastiche potrebbero derivare dal deterioramento dei vestiti tecnici di escursionisti e sciatori, dagli pneumatici delle auto nelle zone più a valle, così come venire da lontano, trasportate dai venti e depositate dalle precipitazioni”. 

 

A differenza dei campioni di sedimento, i macroinvertebrati fluviali—animali caratterizzati da dimensioni superiori al millimetro e che vivono in prossimità del fondale—contengono microplastiche solo nel 30% dei casi. Francesca Vallefuoco, anche lei coinvolta nel progetto PlasticFree, mi spiega quale potrebbe essere il motivo. “È possibile che questi animali interagiscano poco con le particelle di plastica”, afferma. “Tuttavia, sappiamo ancora poco della dinamica con cui le microplastiche passano dall’ambiente agli organismi acquatici e da un organismo all’altro”. 

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Filamento di plastica all’interno di un campione di sedimento.Credit: Dahms Heinrich Theodor Jacob | All rights reserved
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Frammento di plastica all’interno di un campione di sedimento. Credit: Dahms Heinrich Theodor Jacob | All rights reserved

E i campioni di acqua? Grazie soprattutto al contributo del Laboratorio Biologico della Provincia di Bolzano, il team di PlasticFree ha trovato microparticelle di plastica anche nei campioni di acqua raccolti dai fiumi. Le analisi, tuttavia, sono ancora in corso ed è ancora presto per trarre conclusioni sui livelli di inquinamento da microplastiche dei corsi d’acqua altoatesini. “Tra le analisi che stiamo svolgendo c’è anche il confronto tra i campioni di acqua raccolti a monte e quelli raccolti a valle di alcuni depuratori”, mi spiega la ricercatrice Magdalena Vanek. “Una delle domande alle quali vogliamo rispondere è: quante microplastiche riescono a eludere i sistemi di filtraggio di questi impianti?”. 

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Il ricercatore Heinrich Dahms durate il processo di estrazione delle microplastiche dai campioni di sedimento.

Credit: Eurac Research | Andrea De Giovanni
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Osservazione allo stereomicroscopio delle particelle di plastica raccolte da un apposito filtro.

Credit: Eurac Research | Andrea De Giovanni

Finora, numerosi studi hanno rilevato la presenza di microplastiche nei tessuti biologici di oltre un migliaio di specie viventi, inclusi gli esseri umani. E nonostante le ricerche sugli effetti delle microplastiche sulla salute siano ancora agli albori, diversi studi—tra cui studi in vitro e su animali—suggeriscono che questi inquinanti potrebbero avere un impatto negativo sul nostro organismo. Cosa fare allora? C’è qualcosa che noi singoli cittadini possiamo fare per arginare il problema? Come afferma Dahms, una volta che le microplastiche sono presenti nell’ambiente è difficile rimuoverle, e per questo sarebbe importante non farcele finire. Le fonti di microplastiche sono tantissime ma su alcune di queste possiamo avere un certo controllo. “Per esempio, una grande quantità di microplastiche che vengono rinvenute in ambiente sono filamenti provenienti dai nostri vestiti e dalle reti da pesca. Una sola maglietta può rilasciare fino a 1000 fibre di plastica”, afferma Heinrich Dahms. “Un primo passo da compiere sarebbe quello di utilizzare filtri che catturano le fibre prima che finiscano nelle acque reflue”. Francesca Vallefuoco, inoltre, aggiunge che “i lavaggi andrebbero fatti con la lavatrice piena, per ridurre al minimo lo sfregamento dei vestiti. Importantissimo, poi, sarebbe evitare la plastica monouso”.

Il progetto PlasticFree


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