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“Se Hermès volesse fare borse o foulard con il dettaglio di un papiro sarei felicissimo”

Intervista a Christian Greco, direttore del Museo Egizio, a Torino

© Eurac Research/Annelie Bortolotti
19 September 2020by Valentina Bergonzi

Tre domande al direttore del più antico museo al mondo dedicato interamente alla civiltà egizia, invitato a Bolzano per una conferenza. Si parla di bellezza e ispirazione.

La stilista Elsa Schiaparelli, che inventò il colore rosa shocking nel 1936, e l’egittologo Ernesto Schiaparelli, che diresse il Museo Egizio di Torino nei primi del ‘900, erano cugini. Non risulta che i due abbiano mai collaborato, ma è divertente speculare su una conversazione tra loro... Quello che è certo è che se oggi il mondo della moda bussasse alla porta dell’attuale direttore Christian Greco, sostenitore di un concetto di museo partecipato in ogni modo, lui reagirebbe così: “Se Hermès volesse fare borse o foulard con il dettaglio di un papiro o di una decorazione sarei felicissimo e non imporrei alcun copyright. Magari qualcuno si incuriosirebbe per tanta bellezza e verrebbe proprio per questo a visitare la nostra collezione”.

Parlando di bellezza e Antico Egitto, quali sono le prime cose che le vengono in mente?

Christian Greco: Penso alla vivacità dei colori che decorano i sarcofagi, i fregi dei templi e le statue. È una policromia che deriva da una profonda osservazione della natura, al punto che il blu egiziano si chiamava ḫsbḏ-ỉrjt, cioè “fatto di lapislazzuli”, proprio perché mimava l’intensità delle pietre. Penso alla resa anatomica delle statue, per esempio il corpo inginocchiato, snello e perfetto del sovrano Amenofi II, un reperto della collezione del Museo Egizio. E non posso non pensare al busto di Nefertiti: uno dei volti più sensuali e belli che la storia ci abbia consegnato. Anche se non si è soliti definirla tale, io credo che quella dell’Antico Egitto sia una bellezza “classica”. E mi riferisco alla definizione di classico che Plutarco dà nella Vita di Pericle: il classico è allo stesso tempo antico e nuovo. Quello che gli antichi egizi volevano rappresentare con la loro arte era bellezza ideale e quella stessa bellezza ancora oggi ci lascia stupefatti.

Nel tempo però è cambiato il modo in cui noi ci siamo rapportati a questa bellezza. Durante la sua conferenza ha mostrato l’immagine di un frammento di sarcofago. Chi lo ha ritrovato ha ritagliato solo la parte che riteneva di maggior valore...

Greco: Oggi sarebbe impensabile. Oggi ogni intervento di conservazione deve essere del tutto reversibile. C’è persino chi sostiene che lo spolvero non sia accettabile. I conservatori eliminano anzi, dove possibile, tutti gli interventi del passato che hanno inficiato l’oggetto. Oggi “derestauriamo” per mostrare il reperto per quella che è la sua storia, la sua essenza.

In più occasioni ha raccontato che la sua passione per l’Antico Egitto è sbocciata durante un viaggio fatto sul Nilo con sua mamma, a 12 anni. Ricorda cosa la colpì in particolare?

Greco: Come potrei non ricordare... Il tempio grande di Abu Simbel eretto da Ramses II e soprattutto il soffitto decorato della camera sepolcrale di Ramses VI, dove compare due volte la dea Nut che separa il cosmo. È stato davanti a quelle immagini così vivide e belle che ho deciso che sarei diventato un egittologo.

Questa intervista è stata pubblicata nel 2018, sul numero 79 della rivista Academia, con il titolo “Antico Egitto, alta moda e tanta bellezza”.

La ricerca


L’architetto Kha e sua moglie Merit soffrivano di qualche particolare malattia? E che abitudini alimentari avevano? Questi sono alcuni dei quesiti che si sono posti i microbiologi e antropologi di Eurac Research che, a capo di una équipe di ricerca internazionale, hanno sottoposto le oltre 100 mummie del Museo Egizio a Torino a 147 TAC, 81 prelievi per estrarre DNA antico, 86 prelievi per analisi isotopiche, 104 prelievi per datazione al carbonio 14, 96 campionamenti per analisi microbiologiche e 106 misurazioni di Activity Water, per un totale di oltre 1 Tb di immagini salvate sui server. I risultati delle analisi per fortuna sono tutti positivi: le mummie del Museo egizio stanno bene.

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