L'intervista di Wolfram Sparber per SwissInfo sul futuro delle rinnovabili
Un terzo dell'elettricità mondiale proviene oggi da fonti rinnovabili. Nel primo semestre 2025, solare ed eolico hanno per la prima volta superato il carbone. Gli investimenti nelle energie verdi hanno toccato i 2.000 miliardi di dollari nel 2024, quasi il doppio rispetto ai combustibili fossili. Eppure, il ritmo attuale resta insufficiente per raggiungere lo zero netto entro metà secolo.
Wolfram Sparber, presidente dell'Associazione dei centri europei di ricerca sulle energie rinnovabili (EUREC) e Direttore dell'Istituto per le energie rinnovabili di Eurac research, offre una lettura lucida: "L'attacco della Russia all'Ucraina ha contribuito ad aumentare l'interesse dei Governi europei ad autoprodurre energia attraverso le rinnovabili e a ridurre la propria dipendenza da fonti fossili importate."
Una crisi geopolitica che ha paradossalmente accelerato ciò che gli accordi climatici da soli non riuscivano a fare: rendere la sicurezza energetica e la sostenibilità due facce della stessa medaglia. Come sottolinea ancora Sparber, "l'industria ha bisogno di chiarezza per poter prendere decisioni di investimenti importanti e a lungo termine. Lo sviluppo dipenderà dalle scelte politiche, ma non ho dubbi sul fatto che le rinnovabili continueranno a crescere a livello globale."
Il messaggio è chiaro: la tecnologia c'è, i costi sono competitivi, ma servono scelte politiche coraggiose e visione di lungo periodo.
Anche la Svizzera, con il 67% di elettricità rinnovabile ma ancora indietro su solare ed eolico, deve accelerare. La nuova legge sull'elettricità e i 16 progetti idroelettrici in programma vanno nella direzione giusta, ma il dilemma tra tutela ambientale e produzione energetica rimane aperto.
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