Progettare il territorio alla luce dell’ecologia
Intervista a un ecologo e a un pianificatore territoriale sul tema della connettività ecologica
Lo scorso giugno, presso Eurac Research, si è tenuto il XIV Congresso Italiano di Teriologia, l’evento annuale che riunisce studiosi e studiose dei mammiferi. Come ogni anno, il congresso ha funto da terreno fertile per la nascita di connessioni tra persone e branche di studio. Esattamente com’è successo per Peter Laner e Luca Börger, che proprio di connessioni — nella fattispecie, connessioni verdi — hanno parlato.
Di cosa vi occupate?
Peter Laner: Mi occupo di pianificazione territoriale presso l’Istituto per lo sviluppo regionale di Eurac Research. In particolare, negli ultimi anni mi sono concentrato sulla frammentazione del paesaggio e sulla connettività ecologica. In altre parole, ho cercato di capire quanto il territorio alpino sia permeabile ai movimenti della fauna selvatica, concentrandomi poi sul cervo come specie modello per l'Alto Adige.
Luca Börger: Io insegno ecologia e biodiversità all’Università di Swansea, in Galles, e mi occupo di quantificare l’impatto dei cambiamenti ambientali sulla biodiversità. Per esempio, cerco di capire quali sono gli effetti del cambiamento nell’uso del suolo, cosa fare per ripristinare foreste sane, come le infrastrutture umane influenzano gli spostamenti degli animali.
A parte le ovvie ricadute sul benessere di fauna e flora, a cosa serve studiare la connettività ecologica?
Börger: A prevenire i conflitti tra le attività umane e la fauna selvatica, per esempio. Il conflitto tra esseri umani e fauna selvatica c’è quando si sovrappongono usi del territorio in contrasto. Una pianificazione basata su modelli realistici può prevenire tutto questo.
Peter Laner, può raccontarci qualcosa del suo studio sui corridoi ecologici per il cervo in Alto Adige?
Laner: Insieme alla biologa Alessia Pilati, abbiamo creato un modello matematico che ci dice quali sono i percorsi che i cervi seguono con maggiore probabilità per spostarsi da un habitat principale all’altro, per capire dove attraversano le valli. E per creare questo modello di rete ecologica abbiamo innanzitutto costruito una mappa delle aree più idonee alla presenza della specie. Poi, abbiamo calcolato i percorsi che collegano queste aree e che oppongono meno resistenza al movimento dei cervi.
E come avete fatto a costruire la mappa di idoneità e calcolare i percorsi preferenziali dei cervi?
Laner: Abbiamo assegnato a ogni punto del territorio un punteggio di idoneità ecologica e uno di resistenza al movimento. E per calcolare i due punteggi abbiamo tenuto conto di vari parametri, come il tipo di vegetazione, la pendenza, la distanza dalle infrastrutture umane, la presenza di barriere antropiche.
E perché proprio il cervo?
Laner: Perché è una specie che può coprire grandi distanze, ha bisogno di spostarsi tra ambienti diversi, come boschi e pascoli, ed è sensibile alla presenza di barriere, come strade, ferrovie e insediamenti umani. Per tutti questi motivi, il cervo è un archetipo delle specie che dipendono dalla connettività ecologica del territorio. Inoltre, sul cervo disponiamo di tanti dati, sia sulla sua presenza sia sulle collisioni con i mezzi di trasporto.
Peter Laner
Credit: Eurac Research | Andrea De GiovanniCosa si evince dal modello che avete creato?
Laner: Dal nostro modello si evincono i principali corridoi ecologici per il cervo e le minacce alla connettività. Emblematici al riguardo sono i corridoi che collegano i parchi naturali Fanes-Sennes-Braies e Vedrette di Ries-Aurina, nell'area di Rasun-Anterselva. Qui i cervi attraversano spesso la strada statale e, tra l’altro, le infrastrutture antropiche si stanno espandendo lungo il fondovalle. Giusto per citare un altro esempio, un altro importante corridoio è tra Colle Isarco e Vipiteno, come confermano gli investimenti stradali e le osservazioni dei cacciatori. Per quanto riguarda le barriere alla connettività, le principali sono le autostrade, le strade statali, le ferrovie, gli insediamenti, e le aree agricole intensive.
Professor Börger, Peter Laner ha descritto un approccio basato sulle caratteristiche del territorio. Lei come studia la connettività ecologica?
Börger: Il mio approccio è basato su dati che riguardano l'animale, raccolti sul campo. Per esempio con i radiocollari. Grazie a questi strumenti riusciamo a localizzare i singoli esemplari e i loro spostamenti. Abbiamo anche utilizzato dei sensori per misurare lo sforzo compiuto da varie specie animali per spostarsi su pendii più o meno ripidi.
I due approcci sono alternativi o complementari?
Börger: Direi che sono complementari, perché possiamo incorporare i dati sugli animali nei modelli di connettività ecologica, come quello del cervo, per verificarli e renderli ancora più precisi.
Laner: Concordo. Per verificare la correttezza del nostro modello di rete ecologica del cervo siamo andati anche sul campo. Volevamo capire se i corridoi ecologici individuati dal modello fossero effettivamente utilizzati dagli animali. Lo abbiamo fatto, per esempio, attraverso lo snow tracking, cioè la ricerca di impronte sulla neve. In alcuni casi le previsioni si sono rivelate molto accurate; in altri abbiamo scoperto la presenza di barriere, come recinzioni, che le mappe non riuscivano a cogliere. Anche per questo i dati raccolti dagli ecologi sono così preziosi.
Börger: Quello che racconta Peter è interessante, perché dimostra quanto sia importante confrontare i modelli con la realtà. Per un progetto europeo, abbiamo percorso migliaia di chilometri per censire le barriere presenti lungo il corso dei fiumi. Abbiamo scoperto che moltissime strutture non comparivano nei database ufficiali: in alcuni Paesi mancava addirittura l'80% delle strutture. Si trattava di sbarramenti per l'idroelettrico, opere di gestione delle acque, infrastrutture talvolta obsolete.
Luca Börger
Credit: Eurac Research | Andrea De Giovanni
Quali sono i vostri auspici?
Börger: Mi auguro che riusciremo a sviluppare modelli sempre più realistici e predittivi, capaci di descrivere non solo come gli animali si muovono oggi, ma anche come reagiranno ai cambiamenti futuri del territorio. È il motivo per il quale sto cercando di riunire esperti ed esperte da diverse parti del mondo: vorrei che ciascuno contribuisse con i propri dati e la propria esperienza al miglioramento dei modelli. L'obiettivo ultimo è mettere queste conoscenze a disposizione dei decisori politici, dei pianificatori e degli ingegneri, affinché possano valutare in anticipo l'impatto di nuove infrastrutture o di cambiamenti nell'uso del suolo. Vorrei anche che si riuscisse a integrare dati provenienti da specie diverse, perché gli ecosistemi non sono fatti di una sola specie. Più i modelli saranno in grado di rappresentare questa complessità, più saranno utili per prendere decisioni azzeccate.
Laner: L’Alto Adige è una delle ultime tre regioni in Italia a non avere un piano per la rete ecologica provinciale e l’ultima a livello alpino. Il piano paesaggistico attuale risale al 2003, e a quei tempi la connettività ecologica non veniva prevista. Il mio auspicio è che il piano venga finalmente aggiornato e che i decisori tengano conto del nostro modello.
È fondamentale lavorare sia su scala locale sia su scala geografica più ampia, affinché i corridoi ecologici più importanti vengano identificati, valorizzati, e protetti. Per questo abbiamo costruito un modello di connettività ecologica a livello alpino, e poi uno specifico per il cervo in Alto Adige: per mettere a punto un approccio che armonizzi le reti delle diverse regioni, soprattutto in prossimità dei confini. Infine, spero che ci sia sempre più dialogo tra la ricerca scientifica e gli amministratori, affinché la conoscenza che abbiamo prodotto si traduca in un impatto concreto sul territorio.



