Quale direzione deve prendere al momento la ricerca su fonti rinnovabili ed efficienza energetica? Ne parla il direttore dell’Istituto per le energie rinnovabili di Eurac Research Wolfram Sparber.
COVID-19 ed energie rinnovabili: le sfide per ripartire e accelerare la decarbonizzazione
14.05.2021
Com’è cambiato il vostro quotidiano?
Wolfram Sparber: Da più di un mese tutti nostri collaboratori lavorano da casa. La ricerca che facciamo lo permette, i progetti continuano con riunioni digitali, analisi di dati e simulazioni. I nostri laboratori però sono fermi. È in funzione solo una camera climatica per un test di lunga durata che non richiede la presenza fissa di ricercatori.
É importante che l’utilizzo dei finanziamenti per superare la crisi non sia incondizionato, ma indirizzato ai settori chiave per la decarbonizzazione. Come cambierà la vostra attività nel prossimo futuro e quali saranno le principali sfide per il settore delle energie rinnovabili?
Wolfram Sparber: Da lunedì abbiamo riaperto i nostri laboratori. Possiamo lavorare in un regime di sicurezza, con turni del personale e con i dispositivi di protezione necessari. Siamo molto contenti perché avevamo diversi incarichi fermi. Per noi collaborare con le aziende del fotovoltaico e con chi lavora sull’efficienza energetica è fondamentale e nel periodo precedente a Covid-19 avevamo un buon numero di progetti e test in corso. Al momento non abbiamo ricevuto disdette, ma mi chiedo cosa succederà da qui a sei mesi: con il fatturato in calo e parecchia incertezza sul futuro, che capacità avranno le aziende di investire in ricerca e sviluppo? E questa è la più grande incognita per la ripartenza delle rinnovabili anche fuori dall’Alto Adige. L’energia prodotta da fonti rinnovabili richiede grandi investimenti iniziali per gli impianti, le aziende avranno il budget e il coraggio di farli? Oggi va ripensato tutto: i business plan degli impianti fotovoltaici ed eolici redatti prima della crisi oggi non sono più così remunerativi – in Italia il prezzo unico nazionale dell’energia elettrica è sceso da 53 €/MWh in marzo 2019 a 32 €/MWh in marzo 2020. A questo problema si aggiunge un secondo fattore contrario alla ripartenza delle rinnovabili: i prezzi dei combustibili fossili non sono mai stati così bassi. Nelle fasi successive al lockdown, quando la domanda di energia aumenterà, far funzionare le vecchie centrali termoelettriche sarà molto economico - materia prima a costi bassissimi e costi di ammortamento già ripagati. A quali condizioni i gestori di questi impianti saranno disposti a riconvertirli? Questo problema riguarda anche le abitazioni: il costo basso dei combustibili fossili potrebbe incidere in modo negativo anche sul mercato di impianti alternativi come le pompe di calore o le caldaie a biomassa
Le domande aperte sono molte. Quali interventi farebbero bene al settore delle rinnovabili?
Wolfram Sparber: Non vedendo ancora la fine dell’emergenza attuale è difficile fare previsioni. Al momento si prevede una grande immissione di liquidità nel mercato per finanziare l’economia attraverso le banche e non solo. L’importante è che l’utilizzo di questi finanziamenti non sia incondizionato, servono quindi misure governative che li indirizzino verso i settori chiave per la decarbonizzazione. I singoli stati potrebbero per esempio incentivare di più l’acquisto di auto elettriche, aumentare le detrazioni per risanare le abitazioni e per installare moduli fotovoltaici. Parallelamente potrebbero semplificare le procedure per questi e molti altri interventi necessari a rispettare gli obiettivi sul clima per il 2030 stabiliti dall’Europa già prima della crisi. Così il grande indebitamento che affronteranno gli stati non servirà solo a uscire dalla situazione attuale, ma contribuirà ad avviare in modo più rapido un percorso che i governi avrebbero intrapreso comunque per allinearsi agli obiettivi di riduzione delle emissioni inquinanti. Con un’ottica di lungo periodo l’impegno di oggi servirà a garantire un’economia più sostenibile in futuro.
Le rinnovabili portano con sé anche vantaggi economici oltre che ambientali?
Wolfram Sparber: È importante considerare che efficienza energetica in edilizia e impianti rinnovabili distribuiti sono settori con una forte ricaduta sul territorio perché fanno lavorare le imprese edili, gli installatori e gli artigiani. Anche nella messa in opera un impianto fotovoltaico la creazione di valore a livello locale è più di quanto si possa pensare: l’acquisto dei moduli – per la maggior parte importati – incide meno del 40 per cento sui costi totali, il resto sono componenti aggiuntivi, lavoro di installazione e poi la manutenzione. Infine, è importante considerare che una crescita stabile delle installazioni fotovoltaiche potrebbe fare rivalutare nel lungo periodo anche l’opportunità di una filiera europea di produzione dei moduli.

