Dove si vive bene, si va volentieri anche in vacanza
Le opinioni della popolazione di Selva di val Gardena sul proprio paese
Federica Maino, lei ha supportato l’amministrazione di Selva di val Gardena nell’elaborazione del piano di sviluppo comunale. Come si è svolto il suo lavoro?
La provincia di Bolzano chiede a ogni comune di redigere un piano di sviluppo a lungo termine, circa dieci-vent’anni, per favorire uno sviluppo sostenibile e coordinato del territorio. Si tratta di un nuovo strumento urbanistico che non è più redatto solo da tecnici dell’amministrazione comunale e persone esperte, ma vuole integrare una platea più ampia. Vengono quindi coinvolte le associazioni, i diversi enti e la popolazione stessa. A Selva di val Gardena, il mio lavoro di ricercatrice è stato quello di definire il design del processo partecipato, cioè organizzare, programmare, definire le varie tappe e poi supportare l’amministrazione nel condurle e nel delineare il futuro del Comune.
La prima tappa di questo processo è stata la consultazione della cittadinanza attraverso un questionario rivolto alle persone sopra i 16 anni. Abbiamo indagato quattro diversi temi: sistema socio-economico abitativo, turismo, trasporti e mobilità, ambiente e paesaggio.
Per chi ci trascorre le vacanze Selva di val Gardena è un luogo idilliaco. E per chi ci abita?
Anche. C'è un alto grado di soddisfazione. La popolazione apprezza soprattutto la bellezza del paesaggio. Abbiamo chiesto alle persone cosa viene loro in mente pensando al paesaggio di Selva e le risposte più frequenti sono bello, pulito, unico, curato, montagne, natura, verde, bosco e prati.
In questo quadro positivo, però risaltano anche parole come traffico e rumore, quindi emergono gli svantaggi di vivere in un territorio a forte vocazione turistica.
Quale è l’atteggiamento della popolazione residente rispetto al turismo?
L’87 per cento delle persone intervistate riconosce che il turismo ha un effetto positivo per lo sviluppo economico del paese e che, oltre a portare benessere e ricchezza, ha anche evitato lo spopolamento che invece è un tema con cui tanti piccoli paesi di montagna devono confrontarsi.
A fronte di questa soddisfazione molto alta, sono state registrate anche valutazioni meno positive legate all’aumento del costo della vita, alla mancanza di alloggi residenziali per la comunità locale, al traffico e all’inquinamento acustico, al fatto di vivere in un territorio affollato, dove i periodi di quiete sono sempre più rari perché sia la stagione turistica estiva che quella invernale si stanno allungando.
Altri aspetti critici per la popolazione sono l’impatto sull’ambiente e il paesaggio: un’affluenza troppo alta ha un impatto su ecosistemi delicati come quelli montani. Si stanno osservando anche le disparità socio-economiche che il turismo provoca, perché c’è chi ne beneficia molto e chi meno.
Infine, il fatto di avere una forte vocazione turistica ha orientato lo sviluppo del paese negli anni passati, lasciando meno spazio ad altre attività produttive come l’artigianato: un’attività tradizionale che pian piano è passata in secondo piano. La stessa cosa è successa con l’agricoltura e l’allevamento.
“Credo che ci fosse davvero il desiderio di esprimere la propria opinione su alcuni temi”
Federica Maino
Nel questionario avete chiesto anche di proporre spunti per il futuro. Sono emersi temi nuovi che la popolazione vorrebbe approfondire?
Sì, sono emersi temi particolarmente sfidanti che hanno una rilevanza su scala locale, ma anche globale. Le persone sono preoccupate per la salute degli ecosistemi e per la perdita di biodiversità.
Altre risposte hanno sottolineato l’importanza della connettività ecologica; anche questo è un tema importante e non è scontato che un piccolo paese di montagna inizi a metterlo sul tavolo.
È stata sottolineata l’importanza di gestire in maniera sostenibile le risorse naturali come aria, acqua e suolo; alcune persone hanno menzionato anche tecnologie particolarmente nuove come l’agrivoltaico.
Molti di questi temi sono stati indicati nelle domande a risposta libera che avevamo previsto nel questionario. Mi ha colpito che tante persone si siano prese il tempo di compilare anche questa parte, a fronte di un questionario già piuttosto impegnativo. Credo che ci fosse davvero il desiderio di esprimere la propria opinione su alcuni temi. Io e una collega eravamo a disposizione delle persone che preferivano compilarlo al telefono piuttosto che online e abbiamo ricevuto tante chiamate, soprattutto di persone anziane.
“Se in un luogo si vive bene, ci si va volentieri anche in vacanza”
Federica Maino
Lei ha seguito diversi progetti di sviluppo locale. A Seren del Grappa, in Veneto, e a Tre Ville, in Trentino, il turismo era uno dei settori su cui puntare. A Selva di val Gardena andrebbe invece contenuto?
Direi ripensato. Ogni territorio è diverso e va sempre osservato nella sua interezza per indirizzare le scelte future. Il nostro approccio è sempre quello di partire dalle vocazioni del territorio, dalla volontà delle persone che lo abitano, ragionando in un’ottica di sostenibilità. Non ci sono ricette, ma in ogni progetto il denominatore comune è quello di considerare il territorio in maniera ecosistemica, tenendo conto di tutte le sue risorse. Orientare lo sviluppo in una sola direzione, come il turismo, rende il territorio più fragile e meno in grado di reggere situazioni critiche, come abbiamo visto durante la pandemia. Quindi per fare in modo che un territorio sia più resiliente è importante puntare su uno sviluppo equilibrato, olistico, che non escluda alcuni settori, ma cerchi di farli convivere. Ovviamente è normale, anzi è auspicabile, che ci sia una vocazione, una direzione prevalente, ma dare spazio ad altri settori non toglie niente, piuttosto arricchisce. Più un territorio è diversificato, più un settore riesce ad alimentare gli altri. Pensiamo ad artigianato, agricoltura e allevamento: oggetti realizzati a mano, paesaggi curati e prodotti enogastronomici locali valorizzano e potenziano il turismo. E viceversa.
Questo vale per Selva di val Gardena, ma anche per località montane dove il turismo è assente. A Seren del Grappa ad esempio abbiamo lavorato a partire dalla sua vocazione agricola. A Tre Ville la volontà della comunità era creare una piccola destinazione turistica in armonia con la comunità locale e rispettosa del territorio, e abbiamo lavorato per favorire un turismo che possa attrarre nuovi target di persone interessate a vivere esperienze originali e autentiche. Non ha senso togliere qualcosa al residente per poterla dare al turista, si possono creare molte situazioni win-win. Se in un luogo si vive bene, ci si va volentieri anche in vacanza.


