Eurach Research

Rapporto agricoltura Alto Adige 2020

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Ecologia

L’istituzione di un monitoraggio a lungo termine dei principali indicatori ambientali sarebbe quanto mai urgente.

ALCUNI ESTRATTI DAL CAPITOLO “ECOLOGIA”

Estratto - L’agricoltura come artefice del paesaggio

Attualmente l’agricoltura domina circa il 40% del territorio altoatesino: nonostante la sua marginalità economica, e uno dei più importanti artefici del paesaggio. Il tipo di configurazione del paesaggio e di grande importanza dal punto di vista della sostenibilità. Ad esempio ha effetti sulla biodiversità perché l’intensificazione delle colture e le crescenti monocolture fanno sì che la diversità delle specie si riduca e ha effetti sul bilancio climatico e sull’attrattiva per escursionisti e turisti. Nel corso dei secoli, le diverse forme di utilizzo agricolo hanno prodotto una varietà di habitat e di elementi paesaggistici. Tra i più rappresentativi ci sono i lariceti, i prati aridi o i castagneti. Tuttavia, la rapida meccanizzazione, l’intensificazione e la specializzazione dopo la seconda guerra mondiale hanno avuto un profondo impatto sul paesaggio. In passato le aziende agricole erano per lo più autosufficienti e quindi quasi tutti gli alimenti e i beni di consumo venivano prodotti in azienda. Si coltivavano cereali per il pane, patate e ortaggi, avena per i cavalli e lino per fare vestiti; il bestiame pascolava su prati estesi. Questa diversificazione nelle coltivazioni però e in gran parte scomparsa. Allo stesso tempo, varie strutture paesaggistiche, come i terrazzamenti dei campi, i muretti di contenimento, i filari di siepi, i castagneti, le rogge tradizionali (Waale) e i bacini di raccolta per l’irrigazione hanno ceduto il passo ai metodi moderni di coltivazione. Oggi i paesaggi rurali diversificati e strutturati sono rari nei fondovalle dell’Alto Adige. Il paesaggio agricolo e cosi diventato più monotono. [...]

Cambiamenti d'uso (colture principali e colture miste) a diverse altitudini e su diversi versanti dell'Alto Adige. I dati si basano sulla mappatura dell'uso del suolo di 31 comuni. Collina = 0-800 m, Montagna = 800-1600 m, Alpeggio = 1800-2400 m.

Credit: Eurac Research

Estratto - Uso del suolo e bilancio foraggero nella foraggicoltura

Dato che una parte considerevole delle superfici prative sfruttate in passato non è più in uso, si potrebbe supporre che l’agricoltura dell’Alto Adige non ne abbia più bisogno. Solo il confronto tra il valore energetico dei foraggi prodotti e il foraggio consumato può mostrare se è effettivamente così. Sono due gli aspetti che intervengono in questo contesto: la riduzione dei terreni agricoli già descritta e l’aumento dei rendimenti dei terreni utilizzati. Grazie alla meccanizzazione sistematica e all’intensificazione dell’uso dei pascoli a partire dal XIX secolo e sempre più dalla meta del XX secolo, nel giro di pochi decenni le forme tradizionali di prato con un massimo di tre tagli all’anno sono state trasformate su larga scala in prati intensivi, che ottengono fino a cinque tagli. Le rese sono aumentate di conseguenza. Tuttavia, poiché contemporaneamente una ampia parte delle aree prative e stata dismessa, nel complesso la produzione e aumentata solo leggermente.

Bilancio energetico di produzione e consumo di foraggio negli ultimi 150 anni: le aree verdi indicano una sovrapproduzione di energia, le aree rosse una sottoproduzione. Si stima che attualmente quasi la metà (47%) dell'energia foraggera totale in Alto Adige debba essere acquistata altrove. La presentazione si basa sui bilanci dei comuni di Casies, Predoi, Rasun- Anterselva, Campo Tures, Glorenza, Curon Venosta, Malles e Sluderno.

Credit: Eurac Research

L'intensificazione negli ultimi decenni ha reso i prati molto più produttivi. Tuttavia, poiché allo stesso tempo molte aree sono state abbandonate, la produzione di energia foraggera è aumentata solo leggermente nel complesso.

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Estratto - Inquinanti atmosferici e impronta climatica

[...] Dopo il trasporto e il riscaldamento, l’agricoltura e il terzo produttore di gas serra dell’Alto Adige. Le emissioni sono causate principalmente dall’allevamento, dalla concimazione e, in misura minore, dai combustibili fossili. Inoltre, il tipo di uso del suolo ha una grande influenza sul bilancio dei gas serra: se lo sfruttamento si intensifica, ad esempio concimando di più, con tagli più frequenti o convertendo boschi in terreni agricoli, viene rilasciata CO2 dal suolo. Un uso più estensivo, invece, come avviene nei pascoli alpini fin dagli anni cinquanta, assorbe l’anidride carbonica. Finora l’impronta climatica complessiva del settore agricolo non ha tenuto conto delle emissioni di gas serra legate all’uso del suolo o della produzione di energie rinnovabili attraverso impianti fotovoltaici e idroelettrici integrati nell’azienda. C’e ancora bisogno di recuperare il ritardo nella registrazione di tutti i componenti rilevanti. Secondo i dati dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) e dell’Agenzia provinciale per l’ambiente e la protezione del clima, l’agricoltura produce il 17,4% (489 kt CO2 equivalente) delle emissioni totali dell’Alto Adige. Ciò corrisponde a un’emissione pro capite di 0,95 t CO2 equivalente – ben al di sopra della media nazionale di 0,62 t, il che riflette la grande rilevanza Dell’agricoltura in Alto Adige. Circa il 7% di queste emissioni agricole proviene dall’uso di combustibili fossili per macchinari e veicoli, il restante 93% e costituito da emissioni di metano e protossido di azoto provenienti da allevamenti di bestiame. Ciò significa che l’agricoltura, in particolare la foraggicoltura, e responsabile per il 67% delle emissioni di metano e per il 75% delle emissioni di protossido di azoto in Alto Adige. Non sono qui incluse le cosiddette “emissioni grigie”, ovvero le emissioni che si verificano in relazione alla produzione agricola locale al di fuori dei confini nazionali, ad esempio per la produzione di fertilizzanti o di mangimi che i contadini altoatesini acquistano all’estero. [...]

Origine dei gas serra emessi in Alto Adige nel 2013 (protossido di azoto e metano sono stati convertiti in cosiddetti CO2-equivalenti). Non sono stati considerati il ruolo dei terreni agricoli come deposito o fonte di carbonio, né le emissioni che si sono verificate al di fuori della regione per la produzione di mangimi o fertilizzanti. (Fonte: Rapporto sul clima - Alto Adige 2018)

Credit: Eurac Research

Estratto - Suolo ed equilibrio dei nutrienti: utilizzo di fertilizzanti

[...] Per la produzione agricola intensiva è necessario fertilizzare secondo un sistema bilanciato dal punto di vista sia economico sia ecologico. Un eccesso di fertilizzazione comporta problemi ecologici. Un uso eccessivo di fertilizzanti, ad esempio, porta a un aumento del carico di nitrati e fosfati nell’acqua potabile e nelle acque sotterranee vicine alla superficie e all’eutrofizzazione. L’unita di bestiame grosso fertilizzante (UBGF) viene utilizzata come misura dell’apporto di azoto proveniente dall’allevamento. Una UBGF corrisponde alla produzione annuale di letame di una vacca da 600 kg, per cui vengono calcolati 105 kg di azoto per unità di bestiame (38). Per le superfici prative dell’Alto Adige ciò corrisponde a un valore di azoto compreso tra 70 e 600 kg/ha. Poiché valori superiori a 200kg/ha equivalgono, secondo le linee guida, a un eccesso di concimazione per i prati con più tagli, in molte zone di pascolo dell’Alto Adige i tassi massimi di concimazione sono chiaramente superati. Nel settore frutticolo e viticolo, quantitativi di azoto pari rispettivamente a 110 e 80 kg/ha sono di norma considerati ecologicamente sostenibili (40), con riduzioni seconda del contenuto di humus nel terreno: da 10 kg/ha (contenuto di humus < 3%) a 20 kg/ha (contenuto di humus > 3%). Sui terreni arativi e ritenuto ragionevole un valore di 130 kg/ha. [...]

Concimazione azotata in Alto Adige. Il calcolo per le superfici foraggere si basa sul valore medio della concimazione per unità di bestiame per azienda. Per frutteti, vigneti e arativi sono state utilizzate formule di calcolo collaudate, tenendo conto del contenuto di humus nel terreno (Dati: Provincia autonoma di Bolzano – Ufficio sistemi informativi agricoli. Mappa: Eurac Research).

Credit: Eurac Research

Estratto – Metodi biologici nella difesa delle piante

Difendere le colture da malattie e parassiti è una sfida importante: soprattutto nelle colture permanenti come le mele numerosi organismi nocivi possono causare problemi. Si diffondono di continuo anche nuovi parassiti: attualmente un problema serio è rappresentato dalla cimice asiatica, proveniente appunto da alcuni paesi asiatici. Per gestire il terreno e il sottosuolo in modo sostenibile e per garantire le rese, si ricorre sempre più spesso a mezzi e metodi biologici per la protezione delle piante. Da un lato, oggi sono disponibili più metodi biologici e biotecnologici rispetto a dieci anni fa, dall'altro lato si applicano requisiti di legge più severi per quanto riguarda le coltivazioni ecocompatibili. Negli anni si è sviluppata un'intera gamma di prodotti e metodi biologici che sono oramai imprescindibili in una strategia moderna e sostenibile di protezione delle colture. Questo vale non solo per l'agricoltura biologica, ma anche e soprattutto per l'agricoltura integrata, che, come suggerisce il termine stesso, integra diversi metodi, dando la preferenza ai metodi biologici. Ci sono, ad esempio, sostanze naturali come piretrine, olio di neem o spinosad che hanno un effetto insetticida diretto, e anche estratti di alghe, lieviti o crostacei che agiscono indirettamente contro gli organismi nocivi attivando le difese proprie della pianta. Inoltre, diversi microrganismi sono riconosciuti come agenti fitosanitari che fungono da antagonisti naturali di organismi nocivi, ad esempio contro il fungo botrytis in viticoltura. [...]

Estratto - Biodiversità

A Tutte le aree destinate all’uso agricolo dell’Alto Adige sono anche habitat per animali e piante. La diversità dei metodi di coltivazione e delle strutture agricole ha un effetto positivo sulla biodiversità. Se invece lo stesso tipo di coltivazione prevale su grandi superfici (come i frutteti intensivi o i prati a taglio multiplo), la biodiversità del paesaggio è minore. Maggiore è la produttività di un’area agricola e più facile l’uso di macchinari agricoli, minore è la biodiversità riscontrata. Un recente studio condotto in Svizzera dimostra che l’agricoltura intensiva ha un impatto più negativo sulla biodiversità rispetto all’urbanizzazione. In Alto Adige mancano ancora studi approfonditi sul rapporto tra paesaggio e biodiversità. L’analisi che segue riguarda le forme di coltivazione più importanti in Alto Adige e si concentra su quattro gruppi di organismi che risentono sensibilmente dell’uso agricolo e per i quali la disponibilità dei dati è relativamente buona. Si tratta di piante vascolari, cavallette, uccelli e farfalle. Per quanto riguarda la biodiversità vegetale, sono già disponibili i primi risultati del progetto Monitoraggio della biodiversità Alto Adige. Il confronto dei singoli habitat mostra che alcuni habitat coltivati sono tra i più ricchi di specie vegetali dell’Alto Adige: soprattutto i prati magri, ma anche pascoli e vigneti, possono essere molto ricchi di specie. Gli habitat agricoli gestiti in modo intensivo, in particolare i frutteti, i campi e i prati a più tagli, invece, sono relativamente poveri di specie.

Numero medio di piante vascolari in diversi habitat. Gli habitat naturali sono rappresentati in grigio, quelli creati dall'uso agricolo a colori. I numeri delle specie si riferiscono a una superficie uniforme di 100 m2 per gli habitat in aperta campagna e di 1000 m2 per gli habitat forestali. (Dati: Rilevamenti del Monitoraggio della Biodiversità Alto Adige 2019 e 2020)

Credit: Eurac Research

I campi di cereali costituiscono l’habitat per alcune specie altamente specifiche come l’adonide estiva (Adonis aestivalis). Poiché nel ventesimo secolo queste coltivazioni sono scomparse, queste specie sono diventate più rare.

Credit: Eurac Research | Andreas Hilpold
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