Economia
Se si osserva il bilancio di un’azienda agricola altoatesina rappresentativa, si può constatare che essa gode di solide basi finanziarie.
ALCUNI ESTRATTI DAL CAPITOLO "ECONOMIA”
Estratto - Diversificazione
[...] Per garantire l’esistenza del maso sul lungo periodo, molte famiglie contadine diversificano le loro attività. Così facendo rendono il lavoro più complesso. Diversificazione può voler dire integrare nuove attività nel lavoro agricolo compiuto finora oppure mettere piede in mercati totalmente nuovi. [...]
Estratto - Vacanze in agriturismo
[...] Mentre altri paesi sembra abbiano raggiunto il punto di saturazione (39), le cifre in Alto Adige continuano a salire. Se vent’anni fa le vacanze in agriturismo rappresentavano il 2% dei pernottamenti turistici totali, oggi questa cifra supera l’8% e va crescendo ulteriormente.
Anche il tempo di permanenza di chi va in vacanza in agriturismo è aumentato di quasi due giorni rispetto agli esercizi alberghieri tradizionali (con una media di 4,3 giorni), raggiungendo così una media di 6,1 giorni (37). Tuttavia, il numero dei nuovi esercizi registrati sta scendendo leggermente. Nel 2015 sono state emesse 97 licenze (16 in meno dell’anno precedente), mentre 117 esercizi hanno cessato la loro attività (51 in più del 2014). Questa strategia di diversificazione non è tuttavia incontestata, poiché i requisiti minimi richiesti per gestire un agriturismo sono molto ridotti. Bastano 0,5 ha di superficie ortofrutticola o viticola oppure 1 ha di prato, di superficie coltivabile o coltivabile a foraggio. Anche in caso si superi il numero massimo di dieci posti letto, manca una sistema adeguato che regoli il rapporto tra l’attività agricola a reddito principale e accessorio. L’attuale situazione legislativa, unitamente a un vantaggioso calcolo dell’imposta sui redditi e a una politica di incentivazione, consente agli agriturismi di posizionarsi meglio rispetto agli esercizi alberghieri concorrenti. Queste condizioni possono far sì che questa attività secondaria economicamente così attrattiva – originariamente introdotta per mantenere in vita le aziende agricole e il paesaggio colturale – smetta di essere secondaria e diventi la fonte di reddito principale. L’obiettivo degli agriturismi professionali che si collocano nella fascia di prezzo più alta non è più quindi quello di ottimizzare l’esercizio dell’attività agricola, ma di ridurlo in casi estremi al minimo indispensabile per rientrare ancora nei requisiti richiesti per l’agriturismo. In Alto Adige sono nate in questo modo imprese agrituristiche turistico-commerciali che si posizionano nel segmento di prezzo alto e che promuovono non tanto l'agricoltura di un maso attivo quanto strutture ed infrastrutture turistiche di alta qualità, indebolendo così l'autenticità e gli obiettivi dell'offerta agrituristica. [...]
Estratto - Produttività
[...] La produzione standard vinicola specializzata è più elevata rispetto a quella frutticola specializzata sia in termini di superficie che di tempo di lavoro impiegato. Questo succede perché dopo gli scandali che hanno travolto il settore vinicolo in Austria e in Italia più di 30 anni fa, il comparto è passato da una coltivazione indifferenziata a una produzione altamente professionale di vino di qualità. Da allora, grazie a una coerente opera di regolamentazione, la resa a ettaro per ciascuna tipologia di vino viene disciplinata, al fine di ottenere vini rossi e bianchi di alta qualità e quindi ricavi conseguentemente maggiori sul mercato. La strategia di voler puntare sulla qualità e di mantenere così l’onere dei costi totali più o meno costante ha portato a un incremento della produzione standard per ettaro. [...]
Quota percentuale di aziende, superficie agricola utile, giornate di lavoro, produzione standard di aziende fruttiviticole rispetto all’intera agricoltura altoatesina nell’anno 2010. (Dati: ASTAT. Elaborazione: Eurac Research)
Credit: Eurac ResearchEstratto - Allevamento e agricoltura in montagna
[...] La produzione lattiero-casearia in Alto Adige rappresenta il ramo principale dell’allevamento. Dopo il calo a 368 milioni di kg nel 2008, nel 2017 la quantità di latte prodotto ha superato di nuovo la soglia di 400 milioni di kg. Il latte viene lavorato per circa il 90% da nove caseifici organizzati in cooperative, che producono principalmente (per il 77%) yoghurt, formaggio, mozzarella e burro. Nel 2017 l’alto livello di qualità dei prodotti ha fatto registrare un fatturato globale di circa 490 milioni di euro, spiegando tra l’altro l’elevato prezzo alla produzione del latte (23). Contrariamente alla tendenza europea, tra il 2006 e il 2014 il prezzo alla produzione è salito quasi costantemente, passando da 37,2 cent. €/kg a 49,9 cent. €/kg. Nel 2017 si attestava a 50,6 cent. €/kg per il latte tradizionale e a 66,9 cent. €/kg per quello biologico. Anche i costi di produzione sono comunque molto alti per via dell’altitudine elevata, dei campi ripidi e della dimensione ridotta delle strutture aziendali (25,26, rilevamenti interni). Il solo costo del lavoro va da 0,17 a 0,32 €/kg di latte. [...]

